Ricongiungimento coniuge dipendente pubblico del militare trasferito con legge 104/1992





Buonasera
Chiedo il preventivo per una consulenza al seguente quesito:

Io sono dipendente pubblico e mio marito militare, entrambi lavoriamo a Milano. Qualora mio marito dovesse essere trasferito per effetto della legge 104/92, al fine e di assistere il genitore, io avrei diritto a ricongiungermi a lui?

Attendo riscontro
Buona serata

RISPOSTA

Escludo la sussistenza di un diritto soggettivo al ricongiungimento, trattandosi di un trasferimento a richiesta del dipendente – militare.
Il diritto al ricongiungimento familiare è riconosciuto dalla legge soltanto in caso di trasferimento d'autorità del coniuge militare. Mi riferisco al diritto ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina per ricongiungersi al coniuge appartenente alle forze armate o alle forze dell’ordine trasferito d’autorità.
L’art.17 della L. n. 266/1999 prevede che:
“1. Il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 29/93, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina”.

Pur non sussistendo un diritto soggettivo, possiamo affermare che il dipendente abbia facoltà di chiedere il trasferimento e che pertanto, la sua richiesta di trasferimento potrà essere riscontrata negativamente dalla pubblica amministrazione di appartenenza, soltanto in presenza di una valida motivazione. Quale potrebbe essere una valida motivazione per negare il trasferimento?

-vincolo quinquennale di prima assunzione presso la sede di lavoro
-carenza in dotazione organica ed impossibilità oggettiva di sostituire la dipendente trasferita con nuove assunzioni a termine oppure a tempo indeterminato
-infungibilità del ruolo svolto dalla dipendente presso tale amministrazione
-carenza di posti vacanti in dotazione organica presso l'ente ove la dipendente intende essere trasferita

Il benessere del dipendente ed il valore che la Costituzione attribuisce alla famiglia deve permeare le decisioni del datore di lavoro pubblico. Questo non significa attribuire un diritto al dipendente, ma un onere a carico del datore di lavoro, di bilanciare sempre e comunque le esigenze familiare del lavoratore, con le necessità organizzative ed aziendali.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: