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Dipendente pubblico omette di dichiarare la partecipazione come socio accomandante alla SAS





Buongiorno, faccio parte di una società in accomandita semplice che si occupa di servizi informatici, e nello specifico nella realizzazione di siti web.
Sono diventato socio accomandante (ho una quota del 10%) nel novembre 2021 circa, quando è stato eseguito un atto notarile che ha permesso a me di entrare al posto di un altro socio che invece è uscito dalla società.

 

RISPOSTA

 

Si è trattato di una cessione di quote societarie, tramite atto pubblico notarile.



Poiché l'attività lavorativa, eccetto alcuni periodi, non è stata molto intensa, ho deciso di dedicarmi allo studio per poter partecipare a dei concorsi negli enti locali e sono risultato vincitore di concorso al Comune per la copertura di due posti categoria C posizione economica terza a tempo indeterminato e part-time al 50% (18 ore settimanali). Sono stato assunto e ho di conseguenza iniziato subito la mia attività lavorativa il 25 febbraio 2022. Poiché un mio consulente aveva detto che la professione privata è compatibile con l'impiego pubblico se questi non supera il 50% dell'orario lavorativo, ho omesso di dichiarare al mio datore di lavoro (Comune) la partecipazione come socio a questa SAS.

 

RISPOSTA

 

Ai sensi dell'articolo 6 del DPR 62/2013, il dipendente comunale al momento della presa in servizio, è tenuto ad informare “il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni”.
Art. 6. Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d’interesse
1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o regolamenti, il dipendente, all’atto dell’assegnazione all’ufficio, informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni, precisando:
a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi con interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come quelli derivanti dall’intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici.



Recentemente, dalla mia società, è stato proposto un lavoro per il pagamento del quale dovrei firmare un contratto di prestazione occasionale con ritenuta d'acconto.

 

RISPOSTA

 

Se è vero che il dipendente pubblico al 50% non incontra le incompatibilità previste per il suo “secondo lavoro”, è anche vero che deve comunque evitare i conflitti d'interesse, ai sensi dell'articolo 7 del DPR 62/2013.
Al fine di consentire al datore di lavoro pubblico di accertare l'assenza di conflitti d'interesse, è tenuto a precisi obblighi di informazione preventiva, come in questo caso. Leggi con attenzione l'articolo 7 del codice di comportamento adottato con DPR 62/2013:
Art. 7. Obbligo di astensione
1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il responsabile dell’ufficio di appartenenza.



Il mio questio è: avrei dovuto comunicare al mio datore di lavoro (Comune) l'appartenenza ad una SAS? Cosa rischio in mancanza della suddetta comunicazione?

 

RISPOSTA

 

Rischi un procedimento disciplinare.
Secondo l'articolo 59 del CCNL funzioni locali 2016 – 2018, rischi una sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o scritto al massimo della multa di importo pari a quattro ore di retribuzione.
Attenzione, rischi la sanzione disciplinare soltanto se al momento dell'assunzione ti hanno consegnato il codice di comportamento nazionale nonché il codice disciplinare del tuo ente comunale di appartenenza.
Leggi con attenzione il tuo contratto individuale di lavoro: cosa è scritto ? È stata indicata l'avvenuta consegna del codice di comportamento nazionale nonché del codice disciplinare del tuo ente?



Prima di firmare il contratto di prestazione occasionale e di conseguenza di accettazione del lavoro, devo chiedere l'autorizzazione alla mia amministrazione di appartenenza che deve darmi il nulla osta per portarlo a termine?

 

RISPOSTA

 

Ovviamente sì, perché il datore di lavoro pubblico deve comunque verificare l'assenza di conflitto d'interessi, anche ai sensi dell'articolo 6 bis della legge 241/1990:
Art. 6-bis della legge 241/1990. (Conflitto di interessi)
1. Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale
.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: