Attività sportiva del dipendente pubblico autorizzazione o comunicazione preventiva?





Egr. avvocato, sono un dipendente del Ministero della Difesa e sono da sempre appassionato di sport.
Sono un lavoratore sportivo, in particolare sono l'allenatore di una squadra di calcio dilettantistica.
Ho firmato un contratto co.co.co. con l'associazione sportiva dilettantistica e percepisco un compenso seppure minimo.
Vorrei capire se devo chiedere al mio datore di lavoro, ossia alla Pubblica Amministrazione di competenza, l'autorizzazione per svolgere il mio secondo lavoro di allenatore di calcio. Serve soltanto una comunicazione preventiva?
Sulla base di quali criteri mi dovrebbe essere concessa oppure negata questa autorizzazione da parte del Ministero della Difesa?
Quali sono le novità introdotte da recente decreto del Ministro della Funzione Pubblica del 14 novembre 2023?

PA e Sport, firmato il DM

Qual è la differenza tra lo sportivo volontario e lo sportivo lavoratore?
Quali tipologie di contratti può firmare uno sportivo lavoratore dipendente pubblico?
Resto in attesa di un suo autorevole riscontro.
Cordiali saluti.

RISPOSTA

Lo scorso 1° luglio 2023 è entrata in vigore la riforma per cui i dipendenti pubblici possono prestare la propria attività sportiva in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche (ASD).

Fino al 30 giugno 2023, la normativa prevedeva quanto segue, ai sensi dell'articolo 90 comma 23 della legge 289/2002:

a)semplice obbligo di comunicazione preventiva, in caso di attività sportiva gratuita oppure con previsione di rimborso anche forfettari tuttavia entro la soglia di esenzione fiscale

b)necessità di chiedere l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 53 del d.lgs. 165/2001, in caso di somme percepite in misura superiore alla soglia di esenzione fiscale, anche a titolo di rimborso spese forfettario.

Il nuovo articolo 25, comma 6, del d.lgs. 36/20217, modificato successivamente dal decreto legislativo n. 120/2023, disciplina due differenti ipotesi di attività sportiva del pubblico dipendente:

a) l’attività di volontariato; è sufficiente la comunicazione preventiva;
b) l’attività di lavoro sportivo retribuita, occorre l’autorizzazione preventiva della Pubblica Amministrazione di appartenenza.

Cosa dobbiamo intendere per prestazione sportiva del volontario, ai sensi dell'articolo 29 comma 2 del d.lgs. n. 36/2021?
Leggiamo la norma in questione:
Le prestazioni sportive dei volontari non sono retribuite in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Per tali prestazioni sportive possono essere rimborsate esclusivamente le spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale di residenza del percipiente. Le spese sostenute dal volontario possono essere rimborsate anche a fronte di autocertificazione resa ai sensi dell'articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purché non superino l'importo di 150 euro mensili e l'organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso. I rimborsi di cui al presente comma non concorrono a formare il reddito del percipiente”.

Cosa dobbiamo intendere invece per lavoratore sportivo ai sensi dell'articolo 25 comma 1 del d.lgs. 36/2021?

“È lavoratore sportivo l'atleta, l'allenatore, l'istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l'attività sportiva verso un corrispettivo a favore di un soggetto dell'ordinamento sportivo iscritto nel Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, nonché a favore delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate, degli Enti di promozione sportiva, delle associazioni benemerite, anche paralimpici, del CONI, del CIP e di Sport e salute S.p.a. o di altro soggetto tesserato. È lavoratore sportivo ogni altro tesserato, ai sensi dell'articolo 15, che svolge verso un corrispettivo a favore dei soggetti di cui al primo periodo le mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti tecnici della singola disciplina sportiva, tra quelle necessarie per lo svolgimento di attività sportiva, con esclusione delle mansioni di carattere amministrativo-gestionale. Non sono lavoratori sportivi coloro che forniscono prestazioni nell'ambito di una professione la cui abilitazione professionale è rilasciata al di fuori dell'ordinamento sportivo e per il cui esercizio devono essere iscritti in appositi albi o elenchi tenuti dai rispettivi ordini professionali

Tu sei un lavoratore sportivo a tutti gli effetti, pertanto dovrai chiedere l'autorizzazione al lavoro sportivo professionale, al Ministero della Difesa, che ti sarà concessa oppure negata entro 30 giorni dalla richiesta, secondo i parametri del Decreto Ministeriale al quale hai fatto riferimento nel tuo quesito.
L'articolo 25 comma 6 del d.lgs. 36/2021 prevede infatti quanto segue: l'autorizzazione viene rilasciata “sulla base di parametri definiti con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con l’Autorità politica delegata in materia di sport, sentiti il Ministro della difesa, il Ministro dell'interno, il Ministro dell'istruzione e del merito e il Ministro dell’università e della ricerca

Quali sono le condizioni in ragione delle quali il Ministero della Difesa deve autorizzare lo svolgimento dell'attività sportiva del dipendente pubblico?

a) l’assenza di cause di incompatibilità di diritto, in considerazione della qualifica del dipendente e dell'attività che svolge;

b) l'insussistenza di conflitto d'interessi, nemmeno potenziali;

c) l'assenza di pregiudizio per il regolare svolgimento del servizio pubblico del dipendente (ad esempio, il dipendente ministeriale che svolge attività di contatto con il pubblico, non potrebbe chiedere permessi per allenamenti o per le partite del calendario ufficiale);

d) l'attività sportiva deve essere svolta fuori dall'orario di lavoro dei dipendenti del Ministero della Difesa.

Nell'ipotesi di dipendente a tempo pieno, secondo il decreto ministeriale, la prestazione di lavoro sportivo non deve rivestire carattere di prevalenza in relazione al tempo e alla durata. Si considera prevalente l’attività che impegna il dipendente per un tempo superiore al 50% dell’orario di lavoro settimanale stabilito dal contratto collettivo nazionale di riferimento.
Questo significa che il dipendente pubblico a tempo pieno che lavora 36 ore per il Ministero della Difesa, potrà svolgere l'attività sportiva professionale e retribuita, nel limite delle 18 ore, ossia il 50% di 36 ore.
Trattandosi di attività separate non si applicheranno i limiti orari previsti dal decreto legislativo n. 66/2003.

È evidente che la nuova normativa prevista con il decreto ministeriale è molto favorevole all'attività sportiva dei dipendenti pubblici che potranno, in deroga ai limiti di cui all'articolo 53 del testo unico pubblico impiego, sottoscrivere i seguenti contratti con la società sportiva o con l'associazione sportiva dilettantistica:

a) contratto di lavoro subordinato;
b) lavoro autonomo occasionale o professionale, pertanto anche con la partita Iva!!!
c) contratto di collaborazione coordinata e continuativa
d) prestazione occasionale di cui all'articolo 54 bis del D.L. n. 50/2017

Se il contratto di lavoro autonomo, per il dipendente pubblico a tempo pieno, dovrà essere necessariamente part time, con orario settimanale non superiore a 18 ore, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa non dovrà impegnarti più di 24 ore settimanali; la partecipazione alle gare del campionato non si conteggia ai fini del limite di 24 ore settimanali. Fermo restando il rispetto, da parte tua, anche dei regolamenti sportivi della Federazione, nel tuo caso della FIGC.

Tanto premesso, se è vero che si è passati ad un regime di autorizzazione preventiva obbligatoria, è anche vero che l'autorizzazione sarà concessa a prescindere dalla forma contrattuale prescelta, in deroga ai divieti dell'articolo 60 del DPR n. 3/1957, tuttavia sempre nel rispetto dell'articolo 6 comma 2 del d.p.r. n. 62/2013, ossia il codice di comportamento dei pubblici dipendenti: “il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi con interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado”.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: