Dipendente pubblico secondo lavoro non autorizzato danno erariale procura corte conti





Egr. avvocato, sono un dipendente comunale part time al 50% ed esercito l'attività di dottore commercialista presso una provincia diversa da quella dell'ente comunale dove presto servizio; sono un istruttore amministrativo - ufficiale di stato civile.
Premesso che tra le funzioni di ufficiale di stato civile e il secondo lavoro da dottore commercialista, non sussiste alcun conflitto d'interessi, ai sensi dell'articolo 7 del D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62 (codice di comportamento dei pubblici dipendenti), non ho mai chiesto l'autorizzazione a svolgere l'attività di dottore commercialista al mio dirigente, né al segretario comunale.
Tuttavia, ai sensi dell'articolo 53 del decreto legislativo n. 165/2001, il mio secondo lavoro sarebbe astrattamente autorizzabile, laddove avessi presentato apposita domanda al protocollo comunale.
A parte la mia responsabilità disciplinare, quali sono le conseguenze per il pubblico dipendente che svolge un'attività extraistituzionale non autorizzate ma teoricamente compatibile con il pubblico impiego?
Quali sono invece le conseguenze per il pubblico dipendente che svolge un'attività extraistituzionale totalmente incompatibile?
Grazie avvocato.

RISPOSTA

Secondo la Corte dei Conti sezione giurisdizionale Umbria, sentenza n. 74/2023, depositata il 9 novembre 2023, il pubblico dipendente che svolge un'attività extraistituzionale totalmente incompatibile, cagiona alla Pubblica Amministrazione un danno erariale.
In base all’art. 53 del d.lgs. 165/2001 (testo unico pubblico impiego), si possono configurare due tipi di divieti ovvero quello di svolgimento di attività extraistituzionale non autorizzabile e quello di svolgimento di attività possibilmente autorizzabile, ma non autorizzata.

Svolgimento di attività extraistituzionale non autorizzabile da parte del pubblico dipendente Svolgimento di attività possibilmente autorizzabile, ma non autorizzata dal datore di lavoro pubblico
CONSEGUENZE
obbligo per il dipendente pubblico di versare all’amministrazione datrice di lavoro, l’importo percepito a seguito del secondo lavoro e, in caso di mancato versamento spontaneo, la Procura regionale della Corte dei Conti promuove l'azione risarcitoria ex art. 53, commi 7 e 7-bis, del d.lgs. 165/2001
CONSEGUENZE
risarcimento a carico del dipendente del danno erariale pari all’importo delle retribuzioni erogate dall’ente pubblico di appartenenza, nell'arco temporale durante il quale è stato effettuato il secondo lavoro (sezione III, 25 novembre 2019 n. 230)
OBBLIGO DELL'ENTE PUBBLICO DATORE DI LAVORO
Attivare il recupero coattivo della somme in caso di mancato versamento spontaneo da parte del lavoratore dipendente
OBBLIGO DELL'ENTE PUBBLICO DATORE DI LAVORO
denunziare tempestivamente alla procura della Corte dei Conti il danno erariale
SANZIONI DISCIPLINARI
licenziamento senza preavviso, trattandosi di fatti o atti dolosi, che, pur non costituendo illeciti di rilevanza penale, sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro.
SANZIONI DISCIPLINARI
sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da 11 giorni fino ad un massimo di 6 mesi, graduando l’entità della sanzione in relazione ai criteri di cui al comma 1 dell'articolo 72 del CCNL Funzioni locali (ordinanza Corte di Cassazione sezione lavoro 15 novembre 2023 n. 31776)


Consiglio pertanto di chiedere l'autorizzazione allo svolgimento del secondo lavoro da dottore commercialista, al fine di evitare la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio, nonché il recupero di quanto percepito dall'attività professionale autonoma.
Nel tuo caso non c'è motivo di rischiare, essendo un dipendente part time con orario di lavoro non superiore al 50% del monte ore complessivo!
Cordiali saluti.

Fonti:

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