Abuso di permessi ai sensi della legge 104/1992 licenziamento dipendente pubblico truffa aggravata danno erariale





Egr. avvocato, sono un dipendente dell'Agenzia delle Entrate e mi è stata notificata una contestazione disciplinare per abuso di permessi ai sensi della legge 104/1992 per assistenza di mio padre disabile, in situazione di gravità.
Sono residente in un comune diverso da quello di mio padre, insieme a mia moglie e, durante le giornate di permesso ex lege 104/1992, ho portato mio padre a casa mia, per assisterlo.
Secondo il mio Dirigente Provinciale si tratta di una forma di abuso dei permessi per assistenza del parente disabile.
Vorrei sapere se questo corrisponde al vero, in considerazione della più recente giurisprudenza di Cassazione?
Vorrei sapere quali sono le conseguenze, in caso di provvedimento disciplinare?
Vorrei sapere se sarò condannato anche dalla Corte dei Conti per danno erariale?
Qual è il momento in cui ha inizio il decorso del termine di 120 giorni per la conclusione del procedimento disciplinare, termine previsto a pena di decadenza dall'articolo 55 bis comma 4 del decreto legislativo n. 165/2001?
Grazie avvocato.

RISPOSTA

Secondo la Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 2 novembre 2023, n. 30462, è pienamente legittimo il licenziamento disciplinare, nell'ipotesi in cui il dipendente si trova in luogo diverso da quello in cui risiede il disabile da assistere, durante la fruizione dei permessi previsti dalla legge 104/1992.
E' doveroso irrogare la sanzione disciplinare espulsiva (licenziamento per giusta causa) al dipendente pubblico che nei giorni di permesso e nelle ore coincidenti al turno di lavoro si trova nella propria abitazione e non in quella del famigliare disabile da assistere o, comunque, nel medesimo comune di residenza di quest’ultimo. Rappresenta un abuso nella fruizione dei permessi di cui alla legge 104/1992, trovarsi in luoghi diversi dalla residenza del soggetto protetto, nelle fasce orarie coincidenti con i turni di lavoro, in quanto si presume che l'assistenza non sia stata prestata.
Questo principio giurisprudenziale è valido anche se il disabile da assistere viene ospitato presso l’abitazione del dipendente, durante i giorni di permesso, a meno che l’interessato non provi non solo tale circostanza, ma pure di aver effettivamente fornito assistenza morale e materiale, che non è integrata dalla mera ospitalità.
Attenzione, perché se presso l'abitazione del dipendente pubblico che ospita il famigliare da assistere, è presente anche un altro famigliare in grado di fornire questa assistenza, non sussiste più alcuna motivazione idonea a giustificare l’assenza dal lavoro.
In queste fattispecie l'onere della prova è interamente a carico del lavoratore dipendente, in quanto il datore di lavoro pubblico dovrà semplicemente dimostrare che il dipendente non era presso la residenza del soggetto da assistere, durante la fruizione dei permessi.

La suddetta ordinanza della Corte di Cassazione rappresenta un vero e proprio decalogo riguardo i comportamenti da evitare per non incorrere nel licenziamento, nella denuncia per truffa aggravata e nella condanna per danno erariale da parte della Corte dei Conti.

Secondo la Corte di Cassazione anche la Pubblica Amministrazione può effettuare un controllo datoriale finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex art. 33 della legge 104/1992, a mezzo di agenzie investigative.
Si tratta di un controllo consentito anche dallo Statuto dei Lavoratori, in quanto è effettuato dall'agenzia investigativa fuori dall'orario di lavoro in un momento in cui la prestazione lavorativa risulta giuridicamente sospesa, come già statuito dalla Corte di Cassazione sentenza n. 9749/2016.
Si prevede il licenziamento senza preavviso per giusta causa, considerata la rilevanza penale della condotta, il suo grave disvalore sociale, la colpevole indifferenza per le complicazioni organizzative del datore di lavoro e per i colleghi di lavoro, costretti a lavorare il doppio …
Si tratta di truffa aggravata ai danni dello Stato ai sensi dell'articolo 640 del codice penale, pertanto ci sarà anche un processo penale.

Il dipendente sarà condannato anche per danno erariale dovuto alla illegittima fruizione del permesso.
Si configura danno erariale anche in caso di illegittima fruizione dei permessi per diritto allo studio, con produzione di false attestazioni di frequenza/esami. Da questo illecito penalmente rilevante ha origine la responsabilità patrimoniale del pubblico dipendente che, pertanto, deve risarcire il danno erariale patito dall’amministrazione datrice di lavoro per le retribuzione percepite nei giorni di assenza/permesso, come statuito dalla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale Puglia, con la sentenza n. 341/2023, depositata il 16 novembre 2023.

Infine rispondo alla tua domanda avente ad oggetto il momento in cui inizia il decorso del termine decadenziale per la conclusione del procedimento disciplinare, secondo quanto deciso dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 30 novembre 2023, n. 33382: “in tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, ai sensi dell’art. 55 bis comma 4, secondo e terzo periodo, d.lgs. n. 165/01, la data di prima acquisizione della notizia dell’infrazione, dalla quale decorre il termine entro il quale deve concludersi, a pena di decadenza dall'azione disciplinare, il relativo procedimento, coincide con quella in cui la notizia è pervenuta all’ufficio per i procedimenti disciplinari o, se anteriore, con la data in cui la notizia medesima è pervenuta al responsabile della struttura in cui il dipendente lavora”.(vedi anche Cassazione sentenza n. 20733/2015).
Nella denegata ipotesi in cui non risulta possibile individuare un dirigente o un responsabile dell’Ufficio interessato competente, il termine per concludere il procedimento disciplinare non può che decorrere, ai sensi dell’art. 55 bis, comma 4, secondo e terzo periodo, del d.lgs. n. 165/2001, dalla data in cui la notizia dell’illecito è pervenuta all’ufficio per i procedimenti disciplinari (Cass. n. 20730/2022)”.

L'articolo 55 bis comma 4 del testo unico pubblico impiego prevede quanto segue: “l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari conclude il procedimento, con l'atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro centoventi giorni dalla contestazione dell'addebito”.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: