Patologie invalidanti coniuge della persona con handicap grave invalidità totale





Un lavoratore subordinato vorrebbe chiedere congedo straordinario biennale legge 151.
Deve infatti assistere il padre novantenne con handicap grave invalidità totale.

RISPOSTA

Al padre è stata riconosciuta una disabilità grave, con verbale consegnato dai medici INPS che riporta la dicitura “Persona con handicap con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3, Legge 104/1992)”.



Il fatto è che la madre del lavoratore (moglie convivente non separata dell'invalido) è ancora vivente e NON ha una invalidità accertata (patologia invalidante).

RISPOSTA

Sarebbe sufficiente che la moglie dell'invalido non risultasse più convivente con il marito, spostando altrove la sua residenza, oppure che i due anziani coniugi chiedessero la separazione legale, anche in modo consensuale, anche tramite convenzione di negoziazione assistita dagli avvocati.



Però ha 84 anni, una stenosi ai reni riconosciuta, ma ancora la patente rinnovata per due anni.

RISPOSTA

Il diritto a richiedere i due anni di congedo è stabilito in base ad un ordine di priorità. Sebbene spetti di diritto sia al coniuge che ai figli, genitori e fratelli o sorelle, c’è un preciso ordine da rispettare per poterlo richiedere, come meglio specificato in seguito.



Esiste qualche possibilità che Inps conceda il congedo straordinario al figlio, considerato il fatto che spetterebbe alla moglie?
grazie

RISPOSTA

Il congedo straordinario spetta nell'ordine ai seguenti soggetti:
1. il “coniuge convivente” della persona disabile in situazione di gravità;
2. il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del “coniuge convivente”;
3. uno dei “figli conviventi” della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il “coniuge convivente” ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
4. uno dei “fratelli o sorelle conviventi” della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il “coniuge convivente”, “entrambi i genitori” e i “figli conviventi” del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
5. un “parente o affine entro il terzo grado convivente” della persona disabile in situazione di gravità;
6. uno dei figli non ancora conviventi con la persona disabile in situazione di gravità, ma che tale convivenza instauri successivamente, nel caso in cui il “coniuge convivente”, “entrambi i genitori”, i “figli conviventi” e i “fratelli o sorelle conviventi” , i “parenti o affini entro il terzo grado conviventi” siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
La legge consente lo scorrimento solo nei tre casi di seguito individuati: mancanza, decesso, patologie invalidanti.
Per patologie invalidanti devono ritenersi quelle indicate dall'articolo 2 del decreto 21 luglio 2000, n. 278 cioè quelle che sono state già elencate ai fini della concessione del congedo non retribuito per gravi motivi familiari:
1) patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell'autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
2) patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
3) patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
4) patologie dell'infanzia e dell'età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti numeri 1, 2, e 3 o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.
La moglie deve ottenere idonea documentazione medica relativa alla sua patologia invalidante, ai sensi dell'articolo 3 del decreto suddetto.
Deve trattarsi di idonea documentazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico.
Non sono un medico, tuttavia ritengo che la stenosi della moglie rientri nelle “patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali” di cui al suddetto decreto.
Se un medico di cui sopra accertasse con certificato che questa stenosi ai reni rientra tra le “patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali”, il figlio avrebbe diritto al congedo straordinario biennale, per assistere il padre.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: