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Dichiarazione mendace autocertificazione alla stipula contratto di lavoro restituzione stipendi





Egr. avvocato, sono stato assunto presso un ente pubblico circa 4 anni fa, avendo vinto un concorso pubblico da funzionario amministrativo.
Al momento della stipula del contratto individuale di lavoro ho rilasciato una dichiarazione mendace all'interno di un'autocertificazione che mi è stata richiesta ai fini dell'assunzione. Ho dichiarato di avere conseguito la laurea magistrale in Economia presso l'Università degli Studi di Bologna, in realtà ho conseguito soltanto una laurea triennale in materia economiche.
La laurea magistrale era necessaria ai fini della partecipazione al concorso pubblico e quindi dell'assunzione successiva.
La dichiarazione mendace non è mai emersa tuttavia la domanda che mi faccio è la seguente: qualora emergesse a seguito di un controllo da parte dell'Ente pubblico per cui lavoro, oltre al licenziamento per giusta causa, dovrà restituire tutti gli stipendi percepiti fino ad oggi?
Una dichiarazione mendace in un'autocertificazione al momento dell'assunzione è emendabile?
In quali caso potrebbe essere emendabile su richiesta della Pubblica Amministrazione?

RISPOSTA

La recente ordinanza della Cassazione, sezione lavoro, 27 febbraio 2024 n. 5168, a proposito di rapporti di lavoro presso una pubblica amministrazione, instaurati a seguito di una dichiarazione mendace al momento della stipula del contratto individuale di lavoro (falso ideologico in autocertificazione) ci ricorda quanto previsto dall'articolo 2126 del codice civile: “la nullità o l'annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall'illiceità dell'oggetto o della causa”.

Di seguito le motivazione dell'ordinanza della Cassazione che fa il punto sull'argomento: “Il punto della causa in argomento riguarda una vicenda in cui, l’originario contratto di un incarico dirigenziale nell’ambito di un ente regionale fu stipulato sulla base di una dichiarazione sostitutiva di certificazione con la quale l’incaricato dichiarò di avere conseguito la laurea in scienze politiche presso l’Università di OMISSIS, circostanza poi rivelatasi non vera. Per la Corte è indubbio che la P. A., a fronte di un’autocertificazione, possa in qualsiasi momento attivarsi per controllare la conformità al vero di essa, provvedendo ad adottare, in caso di accertata non veridicità, le conseguenti misure nei riguardi dell’interessato (art. 71 d.p.r. 445/2020). Tuttavia, è altrettanto indubbio che l’intero sistema delle autocertificazioni si basa su una presunzione di veridicità di esse che non consente di affermare che la già menzionata possibilità di controllo in capo alla P.A. sia equiparabile alla concreta conoscenza ab initio delle non veridicità successivamente emerse. Anzi, è del tutto corretto che, prima di affermare tale non veridicità, la P.A. abbia proceduto non solo alle verifiche in proprio presso l’Università di riferimento, ma anche, ad una previa richiesta all’interessato di chiarimenti, al fine evidentemente di appurare se vi fossero errori in ipotesi emendabili o quant’altro necessario, prima di dare per certo il ricorrere di una dichiarazione non veritiera e degli effetti invalidanti ad essa in ipotesi conseguenti. È evidente che la rilevanza della questione nel caso di specie, in quanto la salvaguardia rispetto alla eventuale nullità del contratto, ai sensi dell’art. 2126 codice civile, non è assoluta, ma riguarda solo i periodi in cui il rapporto ha avuto materiale esecuzione e concerne gli effetti retributivi o comunque strettamente consequenziali alla prestazione del lavoro”.

In sintesi:

a) se mai dovessero scoprire la tua dichiarazione mendace relativa al titolo accademico di cui ti sei avvalso per la partecipazione al concorso pubblico, saresti licenziato per giusta causa ai sensi dell'articolo 55 quater comma 1 lettera d) del decreto legislativo n. 165/2001: “falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera”.

b) In applicazione dell'articolo 2126 del codice civile, sarebbero salvaguardati gli effetti retributivi o comunque strettamente consequenziali alla prestazione del lavoro, per il periodo in cui il rapporto di lavoro ha avuto materiale esecuzione, pertanto non dovresti restituire gli stipendi percepiti in tutti questi anni.

c) Non potresti più partecipare ad altri concorsi pubblici, essendo decaduto dal pubblico impiego.

d) Se saranno trascorsi oltre sei anni dalla dichiarazione mendace, il reato sarà comunque prescritto. Mi riferisco al reato di falsità ideologica in autocertificazione oppure in dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui all'art. 76 del D.P.R. n. 445 del 2000, che punisce "ai sensi del codice penale" il privato che, ai sensi degli artt. 46 e 47 del medesimo decreto, rilascia dichiarazioni mendaci o forma atti falsi o ne fa uso, si individua nell'art. 483 del codice penale.

Escludo che tu debba restituire tutti gli stipendi percepiti fino ad oggi, ai sensi dell'articolo 2126 del codice civile.

Come stabilito dalla suddetta ordinanza della Cassazione, una dichiarazione mendace alla base della stipula di un contratto di lavoro, è emendabile, nella misura in cui si tratta di un falso innocuo rilasciato in buona fede ed irrilevante ai fini assunzionali (ad esempio l'errore sulla data del conseguimento della laurea magistrale oppure l'errata indicazione dell'Università presso la quale è stato conseguito il titolo accademico).

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: