Madre separata non ha diritto di conoscere l'identità della nuova compagna del padre





Essendo separata da vari anni dal padre di mio figlio che è portatore di handicap, chiedo se è possibile per il padre tenere celata l'identità di altra donna con la quale forma coppia stabile (dura tre anni e forse più) e che viene a contatto ripetutamente con il figlio, recandosi il padre spesso da lei con il bambino (9 anni) e viceversa lei a casa di lui, mentre la madre, nella cui abitazione figura residente il figlio, non ne viene messa al corrente e scopre il fatto tramite errore invio SMS?
Avendo più volte richiesto al padre di incontrare o conoscere la signora, il padre rifiuta adducendo come motivo la tutela della privacy.
Domanda: la madre tutrice ha diritto o no a conoscere l'identità di nuove eventuali compagne del padre quando la relazione è duratura e si intrattiene durante il periodo di affidamento del bambino al padre?

RISPOSTA



Innanzitutto dobbiamo esaminare il verbale di separazione consensuale dei coniugi, omologato dal tribunale civile; spesso i coniugi, nel verbale di separazione consensuale, inseriscono una clausola che in qualche modo possa tutelare il figlio minore da una frequentazione con altre figure che intervengono nella vita degli “ex”. In caso di separazione giudiziale, tale clausola dovrebbe essere prevista dal giudice, nella sentenza definitiva.

Ti risulta una clausola che limiti la frequentazione da parte di tuo figlio, delle nuove eventuali partner di suo padre? Ovviamente resto a disposizione per esaminare il verbale di separazione consensuale oppure la sentenza di separazione giudiziale.

In generale, il nostro ordinamento giuridico non prevede un obbligo per il genitore separato di frequentare i suoi figli in modo esclusivo ed in solitudine. Secondo la Corte di Cassazione tuttavia, sentenza n. 283/2009 è “necessario, però, che tale coinvolgimento non crei nei figli eccessivo disagio

Abbiamo anche alcuni precedenti giurisprudenziali, come l'ordinanza del tribunale di Milano, sez. IX civ., datata 23 marzo 2013. Il tribunale civile di Milano ha ribadito che “in assenza di pregiudizio per il minore e adottando le opportune cautele, il genitore separato ha diritto a coinvolgere il proprio figlio nella sua nuova relazione sentimentale … Peraltro, il divieto di frequentazione del nuovo convivente del genitore non collocatario, di fatto può tradursi in una lesione del diritto di visita inclusivo del pernottamento perché il nuovo partner non è un mero ospite che può essere allontanato tout court dalla casa; l’effetto sarebbe porre il padre di fronte ad una scelta che mette da una parte la nuova compagna e dall’altro il figlio; quanto troverebbe giustificazione solo se il preminente interesse della prole fosse esposto a rischio”.

In estrema sintesi, il diritto alla privacy di tuo marito si affievolisce soltanto nel caso in cui la presenza della sua nuova partner possa nuocere gravemente al benessere psico-fisico del figlio oppure ledere la sua sensibilità.

Il diritto alla privacy di tuo marito si affievolisce inoltre nel caso in cui il figlio minore, stante la sua patologia, non sia in grado di comprendere che la nuova figura femminile non possa in nessun modo sostituirsi a quella materna.

Tanto premesso, in qualità di madre tutrice hai diritto di conoscere l'identità della compagna di tuo marito, se hai notato ad esempio che tuo figlio ritorna particolarmente turbato dagli incontri con questa signora oppure se un medico specialista certifica che la patologia di tuo figlio non gli consente di comprendere che la nuova figura femminile non possa in nessun modo sostituirsi a quella materna. Di conseguenza, allegando al tuo ricorso al tribunale civile, una perizia redatta da un medico specialista, potresti chiedere al giudice di modificare le condizioni di affidamento della prole, inserendo questo particolare divieto di frequentazione della nuova compagna, in considerazione dello stato di turbamento provocato nei confronti del figlio minore ovvero in ragione della particolare patologia di tuo figlio! Non abbiamo in giurisprudenza, al momento, alcun precedente simile al caso in questione. Di conseguenza, non saprei quantificare le probabilità di successo di un ricorso simile presentato al tribunale civile, ai sensi degli articoli 710 e seguenti del codice di procedura civile: “Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione.
Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l'assunzione uno dei suoi componenti. Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento”.


A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: