Quantificazione dell'assegno di mantenimento scompare riferimento al precedente tenore di vita





Gentile avvocato, vorrei capire se ci sono novità relative ai criteri di determinazione dell'assegno di mantenimento, in particolare circa l'incidenza del concetto del precedente tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio.
Vorrei separarmi da mia moglie, siamo due colleghi dello stesso ente pubblico; il sottoscritto percepisce uno stipendio superiore a quello del coniuge di euro 150. Sarò tenuto a versare l'assegno di mantenimento?

 

RISPOSTA

 

Innanzitutto una premessa di carattere terminologico: si parla di assegno di mantenimento in seguito alla separazione dei coniugi (che non scioglie il matrimonio, ma semplicemente ne sospende gli effetti), esso è previsto dall’art. 156 del Codice Civile. L’assegno di mantenimento può essere disposto dal giudice quando uno dei coniugi non abbia redditi propri per mantenersi dignitosamente, sempre che la separazione non sia addebitata al coniuge assegnatario. La finalità dell’assegno di mantenimento per il coniuge separato privo di redditi propri è sempre stata quello di garantirgli il mantenimento del tenore di vita goduto durante il matrimonio. La corte di cassazione tuttavia ha cambiato orientamento a proposito del riferimento al precedente tenore di vita del coniuge separato, ai fini della quantificazione dell'assegno di mantenimento.
Secondo la più recente giurisprudenza della Cassazione (l'ordinanza n. 26084/2019), se i coniugi hanno lo stesso reddito nessuno avrà diritto all’assegno di mantenimento, non potendo trovare applicazione in tal senso il criterio assistenziale-compensativo. La Cassazione ha infatti stabilito che per l’assegno occorre sempre che tra i coniugi vi sia una differenza di reddito non di poco conto, specificando altresì che non basta la differenza di poche centinaia di euro in più rispetto all’altro.
Con l'ordinanza n. 26084/2019 della Corte di Cassazione è infatti scomparso infatti il riferimento al criterio del tenore di vita in costanza di matrimonio, ai fini della quantificazione dell'assegno di mantenimento. La Cassazione ha quindi ritenuto non applicabile il principio del “tenore di vita” anche all’assegno di mantenimento adeguando l'intera materia a quanto già stabilito dalle Sezioni Unite del 2018 per l’assegno divorzile.

Le Sezioni Unite della Cassazione del 2018 (sentenza n. 18287/2018) avevano infatti enunciato il seguente principio: “Al riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, deve attribuirsi una funzione assistenziale e in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della legge n. 898” Si parla di assegno divorzile quando la coppia abbia già ottenuto il divorzio, cioè lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio.

Attualmente, anche relativamente alla determinazione dell'assegno di mantenimento in sede di separazione legale dei coniugi, il giudice non dovrebbe più contemplare il tenore di vita matrimoniale fra i parametri per l’assegnazione e quantificazione dell’assegno, spostando l’attenzione sul valutare la capacità di indipendenza economica del richiedente.

Anche la quantificazione dell'assegno di mantenimento, richiede da parte del giudice, -la valutazione della capacità di indipendenza economica del coniuge richiedente,
-l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.
Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto”.


A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti:

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