Integrazione retta ricovero struttura socio-sanitaria rivalsa del comune contro i parenti del ricoverato





Egr. avvocato, ho un fratello (non si è mai sposato né ha avuto figli) con il quale non ho più rapporti da decenni; ha dissipato la sua quota di eredità, alla morte dei genitori, ha avuto problemi di alcool e droga e adesso, all'età di 71 anni, ormai indigente ed infermo di mente, risulta ricoverato presso una struttura per l'assistenza socio sanitaria residenziale del suo comune.
Essendo un soggetto in stato di bisogno economico e non avendo nulla di intestato, il comune sta provvedendo da alcuni mesi ad integrare la retta, in forza di precise disposizioni legislative, in favore dei soggetti bisognosi, come da ultimo stabilito negli arttt. 6 e 22 della legge 328/2000. Presumo che percepisca una pensione minima con la quale il suo amministratore di sostegno provveda a pagare in parte la retta della struttura.
Veniamo al dunque … il comune di residenza, in particolare l'ufficio servizi sociali, in persona dell'assistente sociale, mi ha inviato una lettera di costituzione in mora ai sensi dell'articolo 1219 del codice civile, chiedendo di rimborsare alle casse comunali tutti gli importi versati in favore della residenza ove risulta ricoverato mio fratello.
Ha fondamento giuridico la richiesta dei servizi sociali?
Nella lettera è scritto che essendo il fratello tenuto agli alimenti, ai sensi degli articoli 433 e seguenti del codice civile, il comune ha diritto di agire in rivalsa nei miei confronti!
Mi sembra un'aberrazione giuridica, quindi, caro avvocato, vorrei un suo parere, supportato da giurisprudenza e norme di legge.
Rischio davvero una denuncia per abbandono di persona incapace di cui all'articolo 591 del codice penale?

RISPOSTA

La richiesta del comune è giuridicamente infondata.
L'ufficio comunale servizi sociali non ha titolo giuridico per chiedere al fratello il rimborso dell'importo versato ad integrazione della retta per il ricovero in struttura socio-sanitaria della persona in stato di bisogno, in considerazione dei seguenti motivi:

-il comune ha un preciso obbligo di integrare la retta, giacché l'infermo di mente è in una situazione di evidente bisogno. Secondo la sentenza del TAR Lombardia, Brescia, 28 novembre 2008 n° 536, "non sembra sostenibile la tesi che l'integrazione comunale sia dovuta negli ordinari limiti della disponibilità di bilancio". Come precisato dalla sentenza del Consiglio di stato sez. V n. 2810 5/5/2009, tale obbligo è contenuto nel dpcm 14/2/2001

- poiché la legge 3 dicembre 1931 n° 1580, è stata abrogata dall'art. 24 del decreto legge 25 giugno 2008 n° 112 (convertito attraverso la legge 6 agosto 2008 n° 133), con decorrenza 31 dicembre 2008, non si comprende in base a quale norma di legge, il comune potrebbe esercitare un'azione legale tesa al recupero di quanto erogato a titolo di retta, nei confronti dei parenti indicati dall'articolo 433 del codice civile, a patto che gli stessi, ovviamente, siano in condizione dal punto di vista economico, di versarli.

- l'art. 2, comma 6 del d.lgs. 109 del 1998, nel richiamare la normativa in materia di obbligo alimentare di cui all'art. 433 del codice civile, chiarisce che la norma “de quo” non può essere interpretati nel senso di attribuire le prerogative da esso discendenti agli enti locali, così come previsto dal successivo art. 438 del codice civile, comma 1 ("Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento"). Pertanto, relativamente ad un'azione di rivalsa nei confronti dei parenti della persona ricoverata, possiamo dedurre il difetto di legittimazione attiva dei Comuni a livello giuridico-sostanziale (non essendo elencati tra i soggetti titolari ex art. 433 del codice civile), sia la carenza di legittimazione a livello processuale, non potendo l'ente comunale costringere alcuno dei debitori indicati nell'articolo 433 del codice civile, alla concreta erogazione degli alimenti.

-Il reato di cui all'art. 591 del codice penale, ossia il delitto di abbandono di persone minori od incapaci, si configura soltanto in presenza di un preciso obbligo di custodia, della sussistenza di incapacità della persona “abbandonata” e del concretizzarsi di una effettiva situazione di pericolo.

-Secondo la sentenza n° 2810 - 5.05.2009 del Consiglio di Stato, Sezione V, in materia di ricovero di infermi di mente, si deve ritenere che l'onere delle spese, per chi sia privo di mezzi economici, ricada sul Comune di residenza alla data dell'ingresso in struttura, nel caso in cui il ricovero abbia natura di assistenza sociale. E' il Comune il principale debitore della retta alberghiera spettante alla struttura, pertanto l'ufficio servizi sociali non potrebbe da un momento all'altro interrompere l'erogazione dell'integrazione della retta, né potrebbe agire in rivalsa nei confronti di uno dei parenti indicati dall'articolo 433 e seguenti del codice civile:

All'obbligo di prestare gli alimenti sono tenuti, nell'ordine:
1. 1) il coniuge;
2. 2) i figli anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
3. 3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;
4. 4) i generi e le nuore;
5. 5) il suocero e la suocera;
6. 6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali


A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: