Pignoramento beni fondo patrimoniale per debiti attività professionale imprenditoriale del coniuge





Buongiorno, sono un socio-lavoratore di una cooperativa, facente parte a sua volta di un consorzio di cooperative sociali.
La cooperativa è governata dalle norme sulle spa mentre il consorzio da quelle sulle srl. Ogni socio ha un voto ed una quota uguale. Rivesto i seguenti incarichi:
1) nella cooperativa: -- direttore amministrativo (retribuzione da ccnl)
2) nel consorzio -- amministratore in un cda (rimborso chilometrico per trasferte)
Una precisazione, il consorzio paga direttamente il costo della polizza di tutela per la responsabilità civile degli amministratori, pertanto in caso di richiesta di risarcimento danni fruisco di una copertura assicurativa che mi viene pagata dalla società (in sostanza si tratta di un benefit).
Inoltre tutto quanto sopra dal 2006. Sempre nel 2006 ho costituito un fondo patrimoniale inserendovi titoli di stato. Nel 2018 vi ho inserito altresì la quota di 1/3 di immobili ricevuti per successione ereditaria. Dunque il fondo patrimoniale ha ormai 13 anni di vita così come i miei incarichi di amministratore. Ecco il quesito:

1) Qualora venga intentata una di azione di responsabilità nei confronti della mia persona (in quanto amministratore) da parte di creditori e/o soci in caso di fallimento, liquidazione o comunque nel caso di impossibilità della cooperativa e del consorzio di soddisfare tutti i propri debiti (banche, personale, fisco), e dando per scontato che la polizza assicurativa non permetta di risarcire tutti le eventuali pretese, i beni inseriti nel fondo patrimoniale sarebbero aggredibili?

2) le responsabilità da risarcimento che derivano dall'incarico di amministratore di società di capitali possono essere considerate "obbligazioni contratte nell'interesse della famiglia" ? Vi ringrazio in anticipo.

RISPOSTA

Dal contenuto sostanziale delle domande, oggetto della presente consulenza, immagino che tu sia già al corrente delle novità giurisprudenziali e normative, relative allo scarso perimetro di protezione del fondo patrimoniale, in caso di "obbligazioni contratte nell'interesse della famiglia"

Immagino che tu sia al corrente che, a far data dal 2015, in ragione di una modifica al codice civile, il fondo patrimoniale è sempre pignorabile, anche per debiti estranei alle esigenze familiari, se il creditore trascrive, nei pubblici registri, il suo pignoramento entro l’anno successivo alla costituzione del fondo stesso (mi riferisco all'inserimento della quota immobiliare avvenuta nel 2018).

Così come avrai certamente letto con attenzione le recenti sentenze della Cassazione, ossia la sentenza n. 16176/2018 e la sentenza n. 8881/2018, relative alla corretta interpretazione dell'articolo 170 del codice civile.

Art. 170 del codice civile- Esecuzione sui beni e sui frutti.
L'esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.


Fondamentalmente, la Corte di Cassazione esprime il seguente principio di diritto: “in materia di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo va ricercato nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, con la conseguenza che l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i predetti bisogni”.

Sempre la Cassazione precisa quanto segue: “in tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’univoco sviluppo della famiglia) ovvero per il potenziamento della di lui capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi» (Ordinanza n. 3738 del 24/02/2015).

In estrema sintesi, possiamo evidenziare i seguenti passaggi logici: un debito sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale - professionale può ritenersi contratto per soddisfare finalità attinenti ai bisogni della famiglia, considerato che il reddito da lavoro autonomo oppure d'impresa serve per “portare il pane a casa”.
la giurisprudenza non prevede però un automatismo giuridico: non può dirsi sussistente l'inerenza con i bisogni della famiglia, per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge; occorre valutare in concreto, volta per volta, caso per caso, l'inerenza ai bisogni della famiglia dei debiti contratti nel corso dell'attività professionale e d'impresa. Il giudice dovrà valutare se questi debiti hanno inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia del debitore oppure con i bisogni della società amministrata.

Facciamo allora alcuni esempi concreti:

-debiti derivanti dall'inadempimento alle obbligazioni contrattuali assunte dalla cooperativa (rispondono certamente i beni del fondo)

-debiti derivanti da operazioni speculative (acquisto titoli finanziari ovvero di immobili), nell'interesse diretto ed immediato della cooperativa (non rispondono i beni del fondo, visto che l'operazione è stata posta in essere nell'interesse della sola società amministrata e non per portare il pane a casa … )

-debiti derivanti da illeciti extracontrattuali (ad esempio, un dipendente fa causa per mobbing oppure per demansionamento al direttore amministrativo ed alla cooperativa); non rispondono i beni del fondo

-il direttore amministrativo firma una garanzia fideiussoria per salvare la cooperativa dal fallimento (i debiti derivanti da codesta garanzia fideiussoria non possono portare al pignoramento dei beni del fondo patrimoniale); si tratta di una garanzia contratta nel solo interesse della società ... per salvare la società dal fallimento!

-occorre poi valutare se il compenso percepito in qualità di direttore amministrativo sia di importo sufficientemente elevato da soddisfare i bisogni della famiglia.
Facciamo allora un altro esempio: compenso mensile da direttore amministrativo pari a 500 euro mensili. Tua moglie è un notaio che viaggia sui 500.000 euro annui di reddito da lavoro autonomo professionale.
Sarebbe semplicemente ridicolo sostenere che il compenso da direttore amministrativo deve essere considerato inerente e pertinente ai bisogni della famiglia … nessun pignoramento dei beni del fondo quindi ...

A disposizione per esaminare altri esempi concreti che mi vorrai proporre.

Cordiali saluti.

Fonti: