Recuperare denaro prestato con la prova dei messaggi WhatsApp





Salve, nell'ultimo anno circa ho prestato (a tasso di interesse nullo) ad un "amico" una somma di denaro pari a circa 3.500€, lo stesso non sta onorando la sua parola, nel momento in cui gli ho chiesto di recuperare il dovuto mi ha detto che sta avendo problemi. Tempo fa, per farsi mandare altri soldi, e come una specie di garanzia per me, mi disse che se non avesse iniziato a restituirmi i soldi avrei potuto chiamare il titolare della ditta per la quale lavora, per farmeli restituire da lui, sottraendoli dal suo stipendio, oggi quando gli ho ricordato l'ipotesi di chiamare davvero in ditta mi ha detto che se lo faccio mi denuncia, aggiungo che tutte le nostre conversazioni, comprovanti tutto quanto affermato fino ad ora sono salvate sulla chat di whatsapp, mi riferisco al suo messaggio in cui mi autorizza a parlare di questo debito con il suo titolare, ma anche agli screen dei bonifici e delle ricariche su scheda prepagata fatte fino ad ora.
Come posso comportarmi?
Grazie mille.

RISPOSTA

Il tuo “amico” ti ha fregato!
Se dovessi davvero rivolgerti al datore di lavoro, per ottenere il rimborso del tuo debito, l'amico potrebbe denunciarti per il reato di violazione della privacy di cui all'articolo 167 comma 1 del codice della privacy (D.LGS. 196/2003):

“1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all'interessato, operando in violazione di quanto disposto dagli articoli 123, 126 e 130 o dal provvedimento di cui all'articolo 129 arreca nocumento all'interessato, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi”.

Come procedere allora, considerato che sei in possesso della prove del prestito concesso all'amico ? Devi rivolgerti ad un avvocato per:

-inviare all'amico un atto di costituzione in mora, ai sensi dell'articolo 1219 del codice civile, con richiesta di restituzione del debito, oltre agli interessi legali “maturandi” dal giorno della notifica della diffida (attribuendo all'amico un termine di 30 giorni per la restituzione dell'importo dovuto)

Art. 1219 del codice civile - Costituzione in mora.
Il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto.
Non è necessaria la costituzione in mora:
1) quando il debito deriva da fatto illecito;
2) quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l'obbligazione;
3) quando è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore. Se il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall'intimazione o dalla richiesta.


-notificare atto di citazione al giudice di pace, allegando quali prove del debito, gli SMS, le chat di whatsapp, gli screen dei bonifici e delle ricariche su scheda

-avrà inizio un ordinario processo civile di cognizione, dinanzi al giudice di pace, che si concluderà con una sentenza esecutiva e definitiva

-notificare la sentenza esecutiva con atto di precetto al debitore (ai sensi dell'articolo 480 del codice di procedura civile, l'atto di precetto è un'intimazione volta a far adempiere un obbligo risultante da un titolo esecutivo. Tale atto costituisce la fase preliminare dell'esecuzione forzata).

-decorsi dieci giorni dalla notifica del precetto, notificare l'atto di pignoramento presso terzi, al debitore esecutato ed al suo datore di lavoro, intimando il datore di lavoro di pagare direttamente al creditore, parte dello stipendio (1/5), fino alla piena soddisfazione del credito. Nell’atto di pignoramento presso terzi, infatti, è contenuta una citazione a comparire a un’udienza innanzi al tribunale civile, rivolta sia al debitore che al terzo pignorato. A tale udienza, il magistrato verifica se il terzo pignorato (datore di lavoro) ha fornito dichiarazione positiva (esistenza di crediti del lavoratore) o negativa (inesistenza di crediti del lavoratore) e, nel primo caso, autorizza il pignoramento. Questo significa che, da allora in poi – e non prima – il datore di lavoro sarà obbligato per legge a trattenere 1/5 dello stipendio e versarlo direttamente al creditore. Questo dovrà avvenire fino a quando il debito non sia stato completamente saldato.

Occorre seguire questo iter giurisdizionale per “chiedere” al datore di lavoro dell'amico, di pagare direttamente al creditore, il quinto del suo stipendio.
Trascorreranno almeno due-tre anni, prima di ottenere la soddisfazione del tuo credito.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: