Fine della convivenza con casa dei genitori in comodato gratuito





Buonasera, insieme al mio (ex) compagno e a nostro figlio conviviamo da 4 anni in un appartamento di proprietà dei miei genitori, che mi hanno dato in comodato d'uso ai sensi degli articoli 1803 e seguenti del codice civile. Essendo all'epoca un appartamento grezzo, sono stati fatti diversi lavori, di cui la maggior parte a carico dei miei genitori, e alcune cose come l'allarme e i sanitari del bagno, la cucina a carico del mio compagno, non tutte dimostrabili con fatture.

RISPOSTA

Una premessa di carattere giuridico: le spese che non possono essere dimostrate con adeguata documentazione probatoria, sono giuridicamente irrilevanti ai fini della presente consulenza.
Non mi riferisco soltanto alle fatture, ma anche alla documentazione relativa all'effettuazione del bonifico (se l'imprenditore edile non ha emesso fattura, il cliente può comunque dimostrare di avere effettuato il bonifico dal proprio conto corrente personale).



Premetto che lui viene da un matrimonio concluso, da cui ha divorziato e da cui ha avuto un figlio che sta mantenendo, ha ancora la residenza nell'appartamento dei suoi genitori e non abbiamo conti correnti in comune. Ad oggi la relazione è finita e vorrei che se ne andasse di casa. Tramite i nostri avvocati siamo arrivati al risultato che per andare via vuole essere liquidato delle spese sostenute per l'appartamento.

RISPOSTA

Mi sento di consigliare una conclusione bonaria della vertenza; in considerazione delle esigenze del figlio minorenne, sconsiglio fortemente una causa civile.



Leggevo di una sentenza (Cass. sent. n 7214/13) dove basterebbe dimostrare la cessazione della convivenza intesa come fine del rapporto sentimentale, per permettere di allontanare il convivente, è così semplice?

RISPOSTA

Confermo nel modo più assoluto il contenuto sostanziale della sentenza di Cassazione n. 7214/2013, a maggior ragione in considerazione del fatto che il tuo ex compagno ha la residenza altrove … egli non avrebbe davvero alcun titolo giuridico per esercitare nei tuoi confronti l'azione di spoglio, nel caso in cui lo mettessi alla porta, dopo avergli consentito di prendere i suoi effetti personali.
“Il solo fatto della convivenza, anche se determinata da rapporti intimi, non pone di per sé in essere nelle persone che convivono con chi possiede il bene un potere sulla cosa che possa essere configurato come possesso autonomo sullo stesso bene o come una sorta di compossesso (Sez. II, 2 ottobre 1974, n. 2555; Sez. II, 14 giugno 2001, n. 8047). In questa prospettiva, il consolidamento della relazione tra i conviventi non darebbe luogo, in capo al soggetto non proprietario dell'immobile, ad una situazione tutelabile con l'azione di spoglio (articolo 1168 del codice civile). Il convivente non proprietario sarebbe relegato nell'indifesa posizione dell'ospite, del tollerato o del detentore per ragioni di servizio”.

In passato ci sono state anche sentenze della Cassazione di segno opposto (Cassazione sentenza Sez. II, 7 ottobre 1971, n. 2753 e Cassazione sentenza Sez. II, 14 giugno 2012, n. 9786); tuttavia si trattava di conviventi che quanto meno avevano la residenza anagrafica sotto lo stesso tetto.



e quali prove bisognerebbe portare per dimostrare che la convivenza sia finita?

RISPOSTA

La circostanza per cui si mette alla porta il proprio partner è di per sé idonea a dimostrare che il vincolo di affetto è terminato! Vincolo di affetto mai dichiarato all'ufficio comunale anagrafe – stato civile, visto che non avete mai preso la residenza sotto lo stesso tetto!



Quali altri strade si possono percorrere? Il mio avvocato non mi ispira molta fiducia e i tempi si stanno allungando senza trovare una soluzione...e la cosa mi stò facendo andare ai matti. Grazie

RISPOSTA

Il comodato d'uso è stato stipulato per iscritto?
Il tuo ex compagno risulta forse comodatario in base a codesto contratto di comodato dell'immobile? Mi sembra di capire di no!
Giuridicamente hai diritto di “metterlo alla porta”, consentendogli di ritirare i suoi effetti personali. Le considerazioni da fare prima di “metterlo alla porta”, non hanno carattere giuridico ma etico-morale, soprattutto nei confronti del figlio minore.
Da avvocato, non posso fare altro che confermarti l'applicabilità della massima contenuta nella sentenza di Cassazione citata nella tua richiesta di consulenza.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: