Circolazione in Italia di veicoli immatricolati all'estero e condotti da residenti in Italia





Gentile avvocato, le pongo un quesito in materia di circolazione in Italia di veicoli immatricolati all'estero e abitualmente condotti da persone residenti in Italia.
In considerazione di quanto previsto dall'articolo 93 del nuovo codice della strada, la circolazione sulle strade del territorio nazionale italiano di veicoli con targhe di prova estere, è consentita?
Mi sembra che ci sia una carenza normativa in materia, nonostante la circolare del 31 maggio 2021 del Ministero dell'Interno – dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione centrale per la polizia stradale, pertanto vorrei il Suo autorevole parere.

RISPOSTA

L'articolo 93 del D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (nuovo codice della strada) prevede il divieto per colui che ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, di circolare con un veicolo immatricolato all’estero.
Fino a qualche tempo fa, era frequente decidere di non immatricolare in Italia le auto che, invece, erano destinate a circolare sul territorio nazionale, per sottrarsi al pagamento di imposte in Italia e per pagare premi assicurativi più bassi nei Paesi esteri di immatricolazione.
Quali sono le eccezioni al divieto?
Sono indicate dal comma 1 ter dell'articolo 93 del codice della strada:
a) veicolo concesso in leasing o in locazione senza conducente da parte di un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria o altra sede effettiva,
b) nonché nell’ipotesi di veicolo concesso in comodato a un soggetto residente in Italia e legato da un rapporto di lavoro o di collaborazione con un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o aderente allo Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria od altra sede effettiva (a bordo del veicolo deve essere custodito un documento, sottoscritto dall’intestatario e recante data certa, dal quale risultino il titolo e la durata della disponibilità del veicolo. In mancanza di tale documento, la disponibilità del veicolo si considera in capo al conducente).
Per “sede secondaria”, si intende la sede, diversa da quella principale, fissata in un luogo nel quale l’imprenditore ha stabilito ufficialmente un altro centro della propria impresa. La sede secondaria necessita, al pari della sede principale, di registrazione.
Per “altra sede effettiva”, si intende il luogo in cui si svolgono le attività amministrative e di governance dell’ente, ossia dove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti; a prescindere dal luogo ove siano situati i beni dell’impresa.
Fatta questa premessa di carattere normativo – definitorio, risponderò alla tua domanda: la circolazione in Italia di veicoli con targhe di prova estere deve ritenersi, in linea generale, non consentita stante l'assenza di una norma internazionale che, al pari di quanto previsto per i veicoli muniti di carta di circolazione, preveda un obbligo per gli Stati di ammettere la circolazione di un veicolo non immatricolato, ma dotato di targa prova.
Il veicolo circolante con targa di prova estera deve essere considerato come non immatricolato e quindi soggetto alle sanzioni previste dall’art. 93 del codice della Strada.
Vorrei precisare che sono stati approvati specifici accordi bilaterali che riconoscono la validità della targa prova per la circolazione sul territorio dell’altra parte contraente con l’Austria, la Germania e la Repubblica di San Marino. Gli accordi bilaterali tra Stati consentono, a condizione di reciprocità, l’utilizzo sul territorio nazionale di targa prova rilasciata da uno di questi Paesi, anche se il veicolo è condotto da un soggetto residente in Italia, in deroga alle disposizioni di all’art. 93 del codice della strada. La normativa pattizia di diritto internazionale è infatti derogatoria rispetto alla normativa nazionale.



Una seconda domanda: mi riferisco all’utilizzo di veicoli concessi in leasing o locazione senza conducente, quando dalla carta di circolazione non risulti l’immatricolazione specifica per tale uso. Conduco un auto con targa tedesca, in ragione di un contratto di leasing, che, dopo essere stata immatricolata in Germania (ed intestata ad impresa riconducibile a persona residenti in Italia), è stata appunto concessa in leasing in favore di un soggetto residente in Italia, come il sottoscritto. Circolo sul territorio nazionale portando con me il relativo contratto di leasing da esibire in caso di controllo ai sensi dell’art. 93, comma 1-ter, del codice della strada.
E' consentito dalla legge?

RISPOSTA

Sì, è legale.
In presenza di un valido contratto di noleggio stipulato tra un’impresa e una persona fisica, avente le caratteristiche richieste dall’art. 93 del codice della strada, la disciplina della destinazione e dell’uso dei veicoli segue le regole dello Stato di immatricolazione, ossia in questo caso la Germania; in caso di locazione, il locatario indicato nel contratto può essere persona diversa da quella che conduce il veicolo, al momento del controllo della polizia stradale: può essere, infatti, un familiare, un dipendente, a condizione che la posizione sia documentata e munita di titolo legale di uso autorizzato.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: