Collazione donazione di denaro con atto pubblico, successione testamentaria





Collazione in successione testamentaria.
In vita papà donò alla figlia A denaro, 100mila €, con atto pubblico. Il testamento dice che tutto quanto rimasto verrà diviso 1/2 moglie, 1/4 a ciascuno delle due figlie. Poi viene detto che la casa del de cuius con valore 500mila va nella quota della figlia A. Il de cuis lascia anche 3 Mln in banca. Nel calcolo della quote legittima immagino si fa riunione fittizia ossia (3+0,5+0,1)/4=0,9.
Poi all'atto pratico della liquidazione nelle quote di fatto si conteggia in automatico (intendo in una divisione "amichevole", volendo rispettare le parti) la collazione (per imputazione di denaro), ossia si riduce quota della figlia A a favore della figlia B e moglie?

 

RISPOSTA



Calcoliamo l'asse ereditario, sommando il “relictum”, pari a 3 milioni di euro in contanti, oltre ad un immobile pari a 500.000 euro, al “donatum”, ossia 100.000 euro in contanti, tramite atto pubblico, in favore della figlia A.
Totale asse ereditario a seguito della collazione di cui agli articoli 737 e seguenti del codice civile: 3.600.000 euro.
Secondo step: controllare l'atto di donazione della somma di denaro pari a 100.000 euro in contanti. La somma è stata forse donata con “dispensa da collazione”, ai sensi dell'articolo 737 II comma ?

Art. 737 del codice civile- Soggetti tenuti alla collazione.
I figli e i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.
La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile.


In caso di donazione con dispensa da collazione, la somma di denaro pari a 100.000 euro non dovrebbe essere sommata all'asse ereditario, trattandosi di una donazione per un importo inferiore alla quota disponibile pari a ¼ (articolo 542 II comma del codice civile).
Dal contenuto del tuo quesito, presumo che la donazione sia stata effettuata senza dispensa da collazione, quindi il “donatum” deve essere sommato al “relictum”, ai fini della determinazione del valore dell'asse ereditario e delle relative quote di riserva.
-La quota spettante alla figlia B è pari a 900.000 euro
-La quota spettante alla figlia A è pari a 900.000 euro (comprensiva della donazione pari a 100.000 euro)
-La quota spettante al coniuge è pari a 1.800.000 euro.



Ossia alla figlia B vanno 900 mila ; a moglie 1,8Mln ; a figlio A 0,9-0,5-0,1=300mila e i due immobili. O la collazione deve essere richiesta/perorata con avvocato?

 

RISPOSTA



La figlia A che ha già percepito la somma di 100.000 euro in donazione, erediterà l'appartamento da 500.000 euro, oltre all'ulteriore somma di denaro pari a 300.000 euro.
La figlia B erediterà la somma di denaro pari a 900.000,00 euro (dal conto corrente bancario). Il coniuge erediterà la somma di denaro pari a 1.800.000,00 euro (dal conto corrente bancario), oltre al diritto di abitazione sulla casa coniugale, ai sensi dell'articolo 540 II comma del codice civile.



O figlia B può agire con azione di riduzione (richiesta tramite avvocato

 

RISPOSTA



Al momento non è necessario ricorrere all'assistenza di un avvocato.
Consiglio di rivolgervi ad un notaio, per l'atto di divisione “bonario” dell'asse ereditario, come spiegato nella presente consulenza.



Il dubbio nasce, oltre da non essere sicuro su quando si faccia riunione fittizia e/o agisca collazione e/o az. riduzione, dal aver letto che se "relictum" =0, in quanto tutto già diviso dal de cuius nel testamento, non c'è nulla più da dividere e la collazione non agisce.

 

RISPOSTA



In questo caso, il “relictum” è pari a 3.500.000,00 euro quindi si applicano le norme sulla collazione, salvo che nell'atto di donazione della somma di denaro, non sia stata espressamente prevista la clausola della “dispensa da collazione.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: