Deducibilità crediti inesigibili occorre dimostrare antieconomicità delle azioni di recupero





Nell'anno 2015 una società ha portato nei costi dei crediti inesigibili, ai sensi dell'articolo 101, comma 5 del TUIR (DPR 22 dicembre 1986, n. 917).
Per tale procedura abbiamo chiesto ad una società di fornirci assistenza per la cessione pro soluto del debito. Ora ci accorgiamo che la procedura non era stata conclusa per disguidi.
Come possiamo procedere: è sufficiente portare nei costi tale crediti oppure era necessario l'intervento di una società di recupero costi.
La società ha un fatturato di circa € 24 milioni i crediti deteriorati sono circa 40.000 di piccola entità Resto in attesa e invio Cordiali saluti

 

RISPOSTA



Immagino che tu sia già al corrente che, in caso di cessione pro-soluto del credito, ossia nel caso in cui si garantisce solo l’esistenza del credito ma non la sua solvibilità, come chiarito dalla circolare dell’agenzia delle entrate m. 14/E del giugno 2014, il credito possa essere legalmente dedotto in applicazione dei principi contabili.
In questo caso, la cessione pro-soluto non si è perfezionata per i più svariati motivi, irrilevanti ai fini della presente consulenza. Quid iuris?

La perdita relativa ai crediti inesigibili è altresì deducibile in modo "automatico" quando:
-i crediti sono vantati verso debitori sottoposti ad una procedura concorsuale o assimilata,
-i crediti sono di modesta entità e sono scaduti da più di 6 mesi,
-i crediti sono prescritti

Nella tua richiesta di consulenza, hai fatto riferimento al concetto di piccola entità, oltre che al fatturato aziendale: se il credito e’ di modesta entita’ cioè, nel caso “de quo”, ha un valore nominale inferiore a 2.500 Iva compresa, (il valore nominale comprende l’iva ed è computato al netto di eventuali parziali pagamenti), ed è scaduto da più di sei mesi, la perdita è deducibile in modo “automatico”, senza conferire mandato ad una società di recupero crediti.

Se il singolo credito ha invece un valore nominale superiore a 2.500 euro?

La deducibilità non sarebbe automatica, perché occorrerebbero determinati elementi probatori, ad esempio:

a)un decreto accertante lo stato di fuga, di latitanza o di irreperibilità del debitore;

b)la persistente assenza del debitore dalla sua residenza anagrafica, al momento delle notifiche effettuate ai sensi dell’art. 149 del codice di procedura civile;

c)esito negativo di azioni esecutive attivate dal creditore: decreto ingiuntivo, precetto e pignoramento, incarico ad una società di recupero crediti;

d)dimostrazione, sulla base di opportuna documentazione, di ripetuti tentativi di recupero senza esito, poiché il debitore si trova nell’impossibilità di adempiere per un’oggettiva situazione di illiquidità finanziaria ed incapienza patrimoniale e che, pertanto, è sconsigliata l’instaurazione di procedure esecutive (lettera di un legale).
La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 26/e del 2013 ha riconosciuto infatti che è condizione sufficiente per la deducibilità della perdita l’antieconomicità delle azioni di recupero, sempre che il contribuente abbia almeno fatto un tentativo (anche tramite pec o raccomandata) per ottenere quanto suo di diritto.

Se siete in possesso quanto meno di una lettera di diffida scritta al debitore dal vostro avvocato di fiducia, quand'anche l'importo nominale del singolo credito fosse pari a 2.501 euro … in caso di verifica da parte dell'agenzia delle entrate, si potrebbe sostenere l'antieconomicità delle azioni di recupero nei confronti del debitore, considerato che per recuperare un credito pari a 2501 euro, un avvocato che applicasse i valori tariffari medi, potrebbe chiedere un onorario complessivamente pari a circa 3.500 euro!!!

A disposizione per chiarimenti ed approfondimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: