Pittore vende le sue opere a soggetti privati senza applicare IVA, emettendo ricevuta





Una persona pittrice vende le sue opere a soggetti privati. Non ha partita iva. Come deve comportarsi quando vende un'opera? E' diritto d'autore? oppure come deve comportarsi? Grazie

RISPOSTA



Si tratta di una domanda apparentemente semplice. Ci sono infatti due scuole di pensiero.

1) Vediamo se ho compreso bene i termini del tuo quesito: si tratta di una pittrice che non esercita abitualmente e professionalmente l'attività appunto di pittore. La vendita dei quadri non è abituale, quindi è una “attività di lavoro occasionale”.

La pittrice non ha l'obbligo di apertura della partita IVA, in quanto l’attività di vendita delle opere è un lavoro occasionale per il quale non si superano compensi annuali per euro 5.000; in tal caso, non c’è obbligo di aprire una partita IVA.

Pur vendendo le sue opere occasionalmente, la pittrice dovrà rilasciare un documento che attesta la cessione del bene ed il corrispettivo incassato per poi presentare tale documento in sede di dichiarazione dei redditi. Nel documento occorre indicare il numero progressivo, il codice fiscale della pittrice nostri dati, il tipo di bene venduto (ad esempio “acrilico su tela - misure – titolo dell’opera”) ed il prezzo di cessione del quadro.

In sintesi, il pittore “occasionale” è, in ogni caso, tenuto a rilasciare una ricevuta (in bollo qualora l’importo riportato superi gli € 77,46) di quanto percepito e, successivamente, ad includere quanto percepito nella propria dichiarazione dei redditi.

2) Seconda scuola di pensiero: la cessione di un quadro realizzato dall’autore in prima persona non è assoggettabile ad IVA in quanto “cessione di opera dell’ingegno”.

Considerato il mancato assoggettamento all'Iva, chi cede i diritti d'autore del quadro a titolo oneroso, non deve emettere fattura, ma deve rilasciare una semplice ricevuta. Nella ricevuta per diritto di autore deve essere riportata l'indicazione: "Operazione fuori campo Iva ai sensi dell'articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 633/1972". Il committente, all'atto del pagamento, se è sostituto d'imposta, deve operare una ritenuta d'acconto Irpef del 20% sulla parte imponibile del compenso liquidato, al netto della deduzione forfettaria spettante.

Quanto sopra non è corretto e deriva da un’interpretazione erronea della previsione contenuta all’art. 3 comma 2 nº 2 della cosiddetta “Legge IVA” (Dpr n.633/1972), nella quale si prevede l’esclusione dal campo di applicazione dell’IVA della cessione, concessione, licenze dei diritti d’autore quando vengono poste in essere dall’autore in prima persona o dai suoi eredi o legatari, purché non vengano utilizzate da imprese per la pubblicità commerciale. Occorre evidenziare che la norma citata non si riferisce alla cessione dell’opera-bene, ma alla trasmissione dei diritti d’autore su di essa. Nulla a che vedere con la cessione di un quadro realizzato dal suo autore!

Tanto premesso, secondo la prima scuola di pensiero, nella ricevuta non occorre inserire nella ricevuta la dicitura "Operazione fuori campo Iva, ai sensi dell'articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n.633/1972".
La seconda scuola di pensiero prevede che l'inserimento della dicitura "Operazione fuori campo Iva, ai sensi dell'articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n.633/1972".
Sostanzialmente non cambia nulla …
Propendo per la prima scuola di pensiero … ad ogni modo, per esperienza, la maggior parte degli artisti “occasionali”, inserisce nella ricevuta la dicitura "Operazione fuori campo Iva, ai sensi dell'articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n.633/1972".
A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: