Si applica la prescrizione quinquennale o decennale all'IVA e alle imposte dirette





Mio suocero è defunto in data 04/05/2003.

Successivamente alla sua morte agli eredi (mia moglie ed al fratello) è stata notificata una cartella esattoriale relativa ad un credito vantato dall’Agenzia delle Entrate.

Mia moglie ha poi richiesto e ottenuto, dalla Ag. Entrate lo sgravio parziale relativo alle sanzioni (avendone diritto come erede), sull’importo vantato da tale Agenzia.

Più oltre mia moglie ha fatto ricorso in autotutela portando due motivazioni.

1°-La cartella notificata era intestata a persona inesistente.

Intendendo che la cartella era intestata, e lo è ancora oggi, al padre defunto.

2°-I termini della prescrizione, come da sentenza della Cassazione Sezioni Unite del 17/11/2016, erano ormai trascorsi.

Equitalia ha risposto dopo un mese (marzo 2016) dicendo che “…..i termini della prescrizione ordinaria non erano decorsi e pertanto le quote relative alla cartella notificata non erano prescritte”...

Pongo due domande:

1°-La richiesta di sgravio parziale e suo ottenimento interrompe i termini della prescrizione?

Preciso che gli eredi, tutt’oggi, non hanno pagato alcunché di detto sgravio parziale, né niente della cartella originaria. Non vi è stata cioè accettazione di detta cartella ne’ dello sgravio parziale.

RISPOSTA

Assolutamente no, in considerazione del fatto che la richiesta di sgravio parziale non configura un riconoscimento del debito tributario. Non si tratta infatti di una manifestazione di volontà del contribuente, idonea ad esprimere una chiara rinunzia al diritto di contestare gli importi richiesti dall'erario; si tratta semmai di un'istanza che deve ritenersi giuridicamente rilevante, solo per ciò che concerne il “quantum debeatur”.
Secondo la giurisprudenza delle commissioni tributaria, vedi ad esempio la recente sentenza della C.T.R. della Sicilia n° 652/2016, “la sottoscrizione dell’istanza di rateazione del pagamento di un’imposta, non configura un riconoscimento del debito tributario, ma solo l’impegno di pagare l’imposta secondo la rateazione stabilita"
Secondo la Corte di Cassazione - sentenza n° 3347/17 (depositata in data 17.02.2017), “la rateizzazione chiesta dal contribuente” (presso l’Ente della Riscossione) “non costituisce acquiescenza” !
Se una richiesta di rateizzazione non costituisce riconoscimento di debito, idoneo ad interrompere la prescrizione … a maggior ragione una richiesta di sgravio parziale (istanza presentata in ossequio a precise norme di legge che consentono agli eredi di non rispondere delle sanzioni comminate al defunto; mi riferisco al principio di intrasmissibilità della sanzione ex art. 8 d.lgs. 472/1997) non potrebbe mai avere quale “effetto collaterale”, quello di interrompere la prescrizione decennale o quinquennale.



2°-Un'ordinanza della Corte di Cassazione, oltre a dire che sulle cartelle esattoriali vige sempre la prescrizione breve, dice anche che l’esattore, nel nostro caso Equitalia, può utilizzare la prescrizione ordinaria solo se prima della emissione della cartella esattoriale è stata emessa su di essa una sentenza passata in giudicato.

Ora dato che sulla cartella dell’ Agenzia Entrate notificata a mia moglie non e’ mai stata emessa nessuna sentenza, è consigliabile andare in causa sulla scorta di questa ordinanza?



Grazie della cortese risposta.

Cordiali saluti.

RISPOSTA

La questione è abbastanza controversa in giurisprudenza.
Secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sentenza n. 23397 del 17/11/2016, con riferimento a tutti gli atti di riscossione mediante ruolo, la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale dell’ irretrattabilità del credito, ma non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’articolo 2953 codice civile, tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

Secondo la più recente giurisprudenza delle commissioni tributarie, vedi Commissione tributaria provinciale di Lodi, sentenza n. 24/01/17, Iva e Irpef si riscuotono annualmente e pertanto si prescrivono nel termine breve quinquennale di cui all'articolo 2948 del codice civile, quello cioè relativo a tutti i pagamenti che devono essere effettuati una volta all’anno o in frazioni di tempo inferiori.

Di conseguenza, un atto di riscossione a ruolo non potrebbe mai modificare la prescrizione quinquennale, in una prescrizione ordinaria decennale di cui all'articolo 2946 del codice civile (tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo).

Secondo un differente orientamento giurisprudenziale che trae origine dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 285 del 1968, i tributi erariali soggiacciono al termine decennale di cui all’art. 2946 del codice civile, non essendo prevista per quest’ultimi una norma specifica che disciplini una prescrizione più breve.

La giurisprudenza più recente delle commissioni tributarie tuttavia, vedi ad esempio la Commissione Tributaria Provinciale di Messina - sentenza n°512/13/2013, ritiene che le imposte dirette e I.V.A. non scontino la prescrizione decennale poiché trattasi di imposte che devono essere assolte periodicamente e pertanto rientrano nell’ambito di cui all’art. 2948, n°4 del codice civile.



Colgo l'occasione di precisare, in merito al quesito che ho posto, che nello sgravio parziale concesso sono state concessi gli sgravi totali sugli importi relativi a IRAP sanzioni, sanzioni addizionali comunali IRPEF, sanzioni addizionali regionali IRPEF.
Non sono stati invece concessi sgravi sugli importi relativi a interessi su ritardata iscrizione DPR 602/73 IRPEF, addizionale comunale all'IRPEF, addizionale regionale all'IRPEF.
A tutt'oggi non è arrivata una nuova cartella con riconteggio da parte di Equitalia-AGR. Rimane cioè in nostro possesso la cartella originaria stampataci da Equitalia a suo tempo nella quale compaiono gli interessi maturati da Equitalia, aggi ex.art.17,rimborso spese di esecuzione. In attesa di vostra risposta porgo cordiali saluti.

RISPOSTA

In sintesi: tranne la sentenza della Corte di Cassazione del 1968, gli arresti giurisprudenziali più recenti delle commissioni tributarie ritengono applicabile all'IVA ed alle II.DD. la prescrizione breve quinquennale.
Salvo il caso di sentenza o titolo giudiziario esecutivo, l'iscrizione a ruolo delle imposte IVA e II.DD. non versate, non potrebbe avere come conseguenza quella di trasformare la prescrizione quinquennale in prescrizione decennale.
A mio parere quindi, sussistono nel caso "de quo" tutti i presupposti per un ricorso in commissione tributaria, al fine di far accertare al giudice tributario, l'avvenuta prescrizione quinquennale della pretesa tributaria e far dichiarere l'impossibilità che tale prescrizione breve possa trasformarsi in prescrizione ordinaria decennale, in ragione della sola iscrizione a ruolo delle imposte (salvo il caso di titolo giudiziale divenuto definitivo).

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: