Novità IMU 2020





Gentile avvocato, sono un assessore comunale con delega al bilancio ed alle entrate tributarie. Vorrei capire cosa è cambiato ai fini IMU (ha inglobato la TASI) con la Legge di Bilancio, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale in data 30 dicembre 2019.
Quali sono i margini di discrezionalità dell'ente comunale, al momento dell'adozione dei regolamenti IMU?

 

RISPOSTA

 

La legge di bilancio per l'anno 2020 ha abolito, dal primo gennaio 2020, l’imposta unica comunale (IUC) prevista dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147, a eccezione delle disposizioni che regolano la TARI (tassa sui rifiuti).
La IUC era costituita dalla TARI, dall’IMU e dalla TASI. La Legge di Bilancio 2020 all’articolo 1, commi 738 e seguenti, prevede dunque una nuova tassazione immobiliare municipale che accorpa in un’unica imposta l’IMU (imposta municipale unica) e la TASI (tributo per i servizi indivisibili) per finalità di semplificazione della disciplina.

L’accorpamento IMU-TASI non ridurrà le attuali aliquote, perché la TASI sarà di fatto incorporata nella nuova IMU.
La base imponibile per il calcolo della nuova IMU non subisce variazioni.
Si dovrà, come primo passo, conoscere il valore della rendita catastale dell’immobile rivalutata nella misura del 5% e moltiplicarlo per:
● 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie C/2, C/6 e C/7 (esclusa la categoria catastale A/10);
● 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e delle categorie C/3, C/4 e C/5;
● 80 per i fabbricati (uffici) categoria A/10;
● 80 per i fabbricati (uffici) categoria D/5;
● 65 per i fabbricati del gruppo catastale D (immobili di imprese) tranne quelli classificati nella categoria D/5 (banche);
● 55 per i fabbricati della categoria C/1 (negozi);
Per i terreni agricoli e per quelli non coltivati, il valore per il pagamento dell’imposta è ottenuto applicando al reddito dominicale indicato in catasto una rivalutazione del 25% e moltiplicandolo per 135.

Una riduzione della base imponibile dell’imposta, pari al 50%, è prevista nei seguenti casi:
● immobili di particolare interesse storico o artistico;
● fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili (a condizione che l’inagibilità o la inabitabilità sia accertata dall’ufficio tecnico del Comune con perizia a carico del proprietario o attraverso la presentazione di una certificazione sostitutiva);
● unità immobiliari “concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado e che le utilizzano come abitazione principale a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda una sola abitazione in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso Comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato”.

Quali sono le aliquote?

-abitazione principale, categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e relative pertinenze, l'aliquota è pari allo 0,5% (i comuni possono aumentarla fino allo 0,1% oppure diminuirla fino all’azzeramento) ed è prevista una detrazione di 200 euro, anche agli immobili regolarmente assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari o dagli enti di edilizia residenziale pubblica.

-Fabbricati rurali strumentali, aliquota base applicabile pari allo 0,1%, ma i comuni possono diminuirla fino all’azzeramento.

-Fino all’anno 2021 i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, cosiddetti (beni merce), aventi destinazione alla vendita e non sono locati, aliquota di base pari allo 0,1% ma i comuni potranno aumentarla fino allo 0,25% oppure ridurla fino all’azzeramento.
Dal 1° gennaio 2022, ai sensi dell’articolo 1, comma 751, della legge 160/2019, i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, saranno esenti dall’imposta.

-Terreni agricoli (terreni iscritti in catasto destinati a qualsiasi uso, compreso anche quello non coltivato), aliquota base pari allo 0,76%, ma i comuni potranno aumentarla fino all’1,06% o diminuirla fino all’azzeramento.

Sono esenti dall’imposta i terreni agricoli:
-condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli;
-destinati ad attività agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile;
-ubicati nelle isole minori e quelli ubicati nelle comunità montane o di collina.

-Immobili a uso produttivo (gruppo catastale D), aliquota base pari allo 0,86% (la quota dello 0,76% è riservata allo Stato), ma i comuni potranno aumentarla fino all’1,06% o diminuirla fino al limite dello 0,76%.
Si
prevede la deducibilità integrale dal reddito d’impresa e dal reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni dell’IMU dovuta sui beni strumentali; la deducibilità sarà integrale a partire dall’anno 2022 mentre nell’anno 2019 la deducibilità è pari al 50% e nella misura del 60% nell’anno 2020 e nell’anno 2021.

-Immobili diversi dall’abitazione principale, l’aliquota di base nella misura dello 0,86% e i comuni potranno aumentarla sino all’1,06% o diminuirla fino all’azzeramento; i comuni potranno aumentare l’aliquota sino all’1,14% in sostituzione della TASI (potranno applicare l’aliquota ma senza superare la soglia della maggiorazione applicata nell’anno 2015 e applicata fino all’anno 2019, dall’anno 2021 questa maggiorazione potrà essere solo ridotta e non aumentata).

Non cambia nulla riguardo l’aliquota per le abitazioni locate a canone concordato di cui alla legge n. 431/1998, l’imposta è determinata dal comune e ridotta nella misura del 25%.

Le modalità di pagamento della nuova IMU:
-bollettino postale,
-modello F24
-piattaforme digitali.

Per quanto riguarda il ritardato pagamento della nuova IMU, la Legge di Bilancio ha abrogato il primo comma bis dell’art. 13 DLGS n. 472 del 1997, estendendo anche alle imposte locali e regionali lo sconto sulle sanzioni mediante il cosiddetto “ravvedimento operoso lungo”, sino alla data di ricezione della cartella di pagamento da parte del Comune; dopo la cartella esattoriale non sarà più possibile beneficiare dello sconto sulle sanzioni.

Spetterà ai regolamenti IMU comunali, da approvare in consiglio comunale, decidere se sarà esente dal pagamento dell’imposta l’unità immobiliare posseduta da anziani o disabili che acquisiscono la residenza presso istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione però che l’immobile in oggetto non sia stato concesso in locazione.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: