Tassazione Bitcoin equiparato a valuta estera





Egr. avvocato, sono un piccolo risparmiatore, pubblico dipendente e padre di famiglia, che ha investito una piccola parte del suo patrimonio in bitcoin, ossia in criptovalute, all'incirca 5.000 euro, considerato la scarsa remunerazione del proprio capitale presso le banche e gli uffici postali.
Vorrei avere le idee chiare sulla tassazione dei bitcoin, sia per quanto riguarda gli acquisti e le vendite di criptovalute, che relativamente alla realizzazione di plusvalenze.
Sono tenuto inoltre a compilare, in sede di dichiarazione annuale dei redditi, il quadro RW destinato al monitoraggio fiscale, con funzioni puramente informative?
I bitcoin possono essere pignorati dal proprio creditore, tramite ufficiale giudiziario?

Resto in attesa di un suo chiarimento e porgo cordiali saluti.

 

RISPOSTA

 

Al momento, il nostro ordinamento giuridico non ha ancora adottato un quadro normativo ben delineato, applicabile alle criptovalute.
Dobbiamo pertanto sviluppare la nostra indagine dalla RISOLUZIONE N. 72 /E del 2 settembre 2016 dell'Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto “Interpello ai sensi dell’art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Trattamento fiscale applicabile alle società che svolgono attività di servizi relativi a monete virtuali”.

Nell'ipotesi trattata dall'Agenzia delle Entrate, abbiamo una Società che vorrebbe svolgere un’attività di servizi relativi alla moneta virtuale denominata “bitcoin”.
La società pertanto, in sede di interpello, chiede all'amministrazione finanziaria qual è il corretto trattamento applicabile alle predette operazioni di acquisto e di cessione di moneta virtuale, ai fini dell’Iva e delle imposte dirette (Ires ed Irap). Chiede inoltre se, in relazione alla predetta attività, la società debba essere soggetta agli adempimenti in qualità di sostituto d’imposta.

L'Agenzia delle Entrate fornisce una risposta chiarificatrice anche per quanto riguarda i risparmiatori – persone fisiche che hanno acquistato criptovalute:
“Per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa. La Società, pertanto, non è tenuta ad alcun adempimento come sostituto d’imposta. Resta inteso, che l’Amministrazione Finanziaria ha facoltà, in sede di controllo, di acquisire le liste della clientela al fine di porre in essere le opportune verifiche anche a seguito di richieste da parte della Autorità giudiziaria”.

Poiché il risparmiatore che acquista bitcoin al di fuori dell'attività imprenditoriale non genera redditi imponibili, la società non deve porre in essere alcun adempimento in qualità di sostituto d'imposta.

Tuttavia l’Agenzia delle Entrate ha equiparato le criptovalute bitcoin alle valute estere in ragione di una nota sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea 22 ottobre 2015, causa C-264/14, pertanto le criptovalute costituiscono a tutti gli effetti operazioni finanziarie. Ai sensi dell'articolo 67 comma 1 lettera c-ter) del testo unico imposte sui redditi, DPR 22 dicembre 1986, n. 917, il guadagno proveniente dalla compravendita di Bitcoin è rilevante ai fini dell’imposta sul reddito in caso di plusvalenza:

1. Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, nè in relazione alla qualità di lavoratore dipendente: …
cter) le plusvalenze
, diverse da quelle di cui alle lettere c) e cbis), realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, semprechè siano allo stato grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad organismi d'investimento collettivo. Agli effetti dell'applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente;

Il profitto proveniente dalla compravendita di bitcoin o altre criptovalute, è rilevante ai fini dell’imposta sul reddito esclusivamente nel caso in cui la giacenza media dell’insieme dei cosiddetti “wallet” cioè i portafogli elettronici detenuti dal contribuente, ha superato il controvalore di 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi. Soltanto in questo caso, la plusvalenza generata deve essere dichiarata nel quadro RT del modello redditi, ad essa bisogna applicare l’imposta sostitutiva del 26%.

Non sei tenuto a pagare le imposte, stante l'importo che hai investito, tuttavia come precisato dalla risposta dell'Agenzia delle Entrate all'interpello n. 903-47/2018, le criptovalute devono essere sempre dichiarate, se detenute al di fuori dell'attività d'impresa, nel quadro RW per finalità di monitoraggio.

Il quadro RW deve essere compilato dai possessori di bitcoin anche se non è stata superata la soglia del controvalore di 15.000 euro; il limite di 15.000 euro si applica soltanto al conto corrente estero, ma non ai bitcoin.

Quali sanzioni per l'omessa compilazione del quadro RW da parte del possessore di bitcoin, persona fisica non esercente attività d’impresa?

Potrebbe esserti comminata una sanzione per l'omessa compilazione del quadro RW dal 3% al 15% dell'importo non dichiarato, in caso di detenzione di criptovalute in exchange con sede in un paese facente parte di White list.

La sanzione varia dal 6% al 30% dell'importo non dichiarato nel quadro RW, in caso di detenzione di criptovalute in paesi iscritti in Black list.

La sanzione è prevista in misura fissa pari a 258,00 euro, in caso di presentazione tardiva della relativa dichiarazione, entro tuttavia 90 giorni.

In caso di mancata compilazione del quadro RT relativo alle plusvalenze realizzate dalla compravendita di bitcoin, sempre da parte di persone fisiche non esercenti impresa, si rischia la reclusione in carcere, al superamento di determinate soglie differenti in caso di omessa dichiarazione dei redditi (50.000 euro di imposta evasa*) oppure di infedele dichiarazione dei redditi (100.000 euro di imposta evasa*).
*(Attenzione, il concetto di imposta evasa è differente da quello di plusvalenza – imponibile non dichiarata !!!).

Art. 4 del D.Lgs. n. 74/2000. Dichiarazione infedele.
1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da due anni a quattro anni e sei mesi chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente:
a) l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centomila; …

Articolo 5 del d.lgs. n. 74/2000. Omessa dichiarazione
1. È punito con la reclusione da due a cinque anni chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l'imposta evasa e' superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila.


È concretamente molto difficile, ma anche i bitcoin possono essere pignorati, tramite pignoramento presso terzi. L'ufficiale giudiziario potrebbe individuare il movimento di denaro (bonifico in favore dell'exchange per l'acquisto dei bitcoin) dalla tua banca italiana, per recuperare quanto dovuto dal creditore dall'exchange del debitore.
Al momento, si tratta di una strada molto difficile per i creditori, quindi il debitore che ha investito in bitcoin si può considerare relativamente al riparo dal pignoramento presso terzi, ex art. 543 del codice di procedura civile.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: