Professionista agricoltore volume d'affari inferiore a 7000 euro annui iscrizione camera di commercio





Un professionista, architetto, intende sottoscrivere un contratto di affitto di fondo rustico per la coltivazione degli ulivi e parte seminativo.

RISPOSTA

Il professionista intende sottoscrivere il contratto di affitto di fondo rustico, in qualità di conduttore.



Domanda:
• Deve iscriversi alla Camera di Commercio?

RISPOSTA

Dipende dal volume di affari annuo che ipotizza di realizzare.
Si tratta di un imprenditore agricolo professionale oppure di un imprenditore agricolo con requisiti minimi? Quali sono i requisiti minimi dell'imprenditore agricolo?

L’iscrizione nel Registro delle imprese non è obbligatoria per gli imprenditori agricoli che, nell’anno solare precedente, hanno realizzato o, in caso di inizio attività, prevedono di realizzare, un volume di affari non superiore a euro 7.000 (articolo 2, comma 3, della Legge 25 marzo 1977, n. 77 e articolo 34, del D.P.R. n. 633/72), costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti agricoli. Rimane l’obbligo di conservare fatture e bollette doganali. Tali disposizioni cessano di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui è stata superata la soglia, a condizione che non sia superato il limite di 1/3 della cessione di altri beni.
A mio parere, dovrebbe trattarsi di un imprenditore agricolo minimo, pertanto un soggetto non obbligato all'iscrizione alla camera di commercio.
Attenzione, nel caso in cui avesse intenzione di vendere su aree pubbliche, i prodotti del suo terreno, sarebbe obbligato all'iscrizione alla camera di commercio in ogni caso. Con la Risoluzione 8698 del 20 gennaio 2014, il Ministero dello Sviluppo Economico precisa che, nel caso di vendita su aree pubbliche, con posteggio o in modo itinerante, dei propri prodotti agricoli provenienti dal proprio fondo, l'imprenditore agricolo dovrà iscriversi al Registro delle Imprese.
Consideriamo l’art. 4 del D.Lgs. 228/2001, recante “Esercizio dell’attività di vendita”, il quale parlando della vendita al dettaglio o in forma itinerante, al comma 3 cita: “La comunicazione di cui al comma 2, oltre alle indicazioni delle generalità del richiedente, dell’iscrizione nel registro delle imprese e degli estremi di ubicazione dell’azienda, deve contenere la specificazione dei prodotti di cui s’ intende praticare la vendita e delle modalità con cui si intende effettuarla, ivi compreso il commercio elettronico.
Consideriamo anche i chiarimenti dell’Ufficio legislativo del Ministero delle Politiche Agricole Forestali, nota del 27 settembre 2006, n.8425, ovvero che:
(…) si richiede necessariamente l’iscrizione alla camera di commercio a coloro che intendono esercitare la vendita diretta dei prodotti agricoli al di fuori del fondo di produzione” e che “(…) l’iscrizione alla camera di commercio non è necessaria qualora la vendita avvenga all’interno del fondo dell’azienda di produzione o nelle zone limitrofe”.



• Deve iscriversi all'Inps?

RISPOSTA

Anche in questo caso, dobbiamo chiarire se, alla luce della normativa INPS, si tratta di un coltivatore diretto oppure di un imprenditore agricolo a titolo principale.
Chi sono i coltivatori diretti ai fini INPS?
Sono piccoli imprenditori che si dedicano direttamente ed abitualmente alla manuale coltivazione dei fondi agricoli, in qualità di proprietari, affittuari, usufruttuari, enfiteuti. e/o all'allevamento e attività connesse. Per i coltivatori diretti, l'obbligatorietà delle assicurazioni sociali, è nata con la legge 1047/57 successivamente modificata dalla legge 9/63 e dalla legge 233/90.
Non tutti i coltivatori diretti sono obbligati all'iscrizione INPS.
Affinché vi siano i presupposti per l'iscrizione alla gestione dei coltivatori diretti, devono combinarsi i seguenti requisiti oggettivi: il fabbisogno lavorativo necessario per la gestione dell'azienda non deve essere inferiore a 104 giornate annue ed il nucleo coltivatore diretto deve far fronte autonomamente ad almeno un terzo del fabbisogno lavorativo annuo occorrente per la gestione dell'azienda.
A mio parere, se svolge la professione di architetto, non dovrebbe sussistere quella abitualità tipica del coltivatore diretto obbligato all'iscrizione INPS.
Sussisterebbe invece obbligo di iscrizione INPS nel caso in cui il soggetto fosse un IATP. A decorrere dal 01/07/1990, è stata riconosciuta la figura dell’IMPRENDITORE AGRICOLO A TITOLO PRINCIPALE - (IATP), al soggetto che si dedicava con professionalità all’organizzazione, programmazione e coordinamento dei fattori produttivi.



Come può essere inquadrato anche per l'Agenzia delle Entrate? Grazie

RISPOSTA

A mio parere se il volume di affari è inferiore a 7000 euro annui, il soggetto opterà per il regime di esonero IVA con il solo obbligo di conservazione delle fatture e delle bollette doganali.
Il riferimento è ai contribuenti in regime di esonero Iva e quindi agli imprenditori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti rientranti tra quelli previsti di cui alla prima parte della .Tabella A allegata al D.P.R. 633/1972.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: