Come uscire dal pubblico servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani esenzione quota variabile TARI





Egr. avvocato, le chiedo una consulenza in materia di uscita dal pubblico servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani ed assimilati, in considerazione delle novità introdotte dal decreto legislativo 116/2020 e recepite dal regolamento comunale TARI del mio comune di residenza, entro i limiti ben individuati dall’art. 52, del d.lgs. n. 446/1997.
Il D.lgs. n. 116/2020 ha previsto la possibilità per le imprese di “uscire” dal pubblico servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
Sono un imprenditore, esercito un'attività artigianale, pertanto rientro nella categoria delle utenze non domestiche. Come posso uscire dal pubblico servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani?
Per quanto anni?
Il termine del 31 maggio 2021 è perentorio?
Continuerò a pagare la quota fissa della TARI?

RISPOSTA

L’art. 198, comma 2-bis, del D.lgs. n. 152/2006 prevede che le «utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi. Tali rifiuti sono computati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani».
Il comma 10 dell’art. 238 del D.lgsn. 152/2006, in materia di TIA2, soppressa a seguito dell'istituzione della TARES, anch’esso introdotto dal D.lgs. n. 116/2020, dispone che «le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all'articolo 183 comma 1, lettera b-ter) punto 2, che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e dimostrano di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell'utenza non domestica, di riprendere l'erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale».
Il termine del 31 maggio 2021 per la comunicazione dell'uscita dal pubblico servizio deve essere considerato perentorio. La comunicazione, quindi, non può riferirsi ad anni precedenti. Pertanto, se il produttore effettua la comunicazione oltre il termine di legge, la stessa deve ritenersi inefficace. Se non viene effettuata alcuna comunicazione da parte dell'azienda, si può ritenere confermata la volontà di avvalersi del servizio pubblico, con conseguente applicazione della Tari. Le utenze non domestiche che non vogliono uscire dal perimetro del servizio pubblico non sono tenute a presentare alcuna comunicazione e che la scelta possa essere operata di anno in anno.



Avvocato, le chiedo:
L’uscita dal pubblico servizio può operare con riferimento a tutte le frazioni di rifiuto urbano prodotte dall’utenza non domestica (carta, plastica, ecc.), oppure la mia azienda può chiedere di uscire dal servizio pubblico producendo anche un contratto relativo ad una sola frazione di rifiuto, ad esempio la carta?

RISPOSTA

L'uscita dal pubblico servizio può operare esclusivamente con riferimento a tutte le frazioni di rifiuto urbano prodotte dall’utenza non domestica, fermo restando l'obbligo di pagare la “quota fissa”, in ragione dei così detti costi indivisibili del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. La norma subordina, quindi, l’esclusione dal pagamento della quota variabile, ossia quella rapportata alla quantità di rifiuti, al conferimento di tutti i rifiuti urbani al di fuori del pubblico servizio e al loro avvio al recupero.



Nell'ipotesi in cui l’azienda non possa uscire dal servizio pubblico se non contrattualizzando tutte le frazioni di rifiuto urbano, se il Comune sia tenuto a riscrivere il proprio regolamento per trasformare la riduzione della parte variabile della tariffa ancorata ai rifiuti speciali assimilati (ex articolo 1, comma 649, legge n. 147/2013), non più presenti nel 2021, in riduzione per rifiuti urbani “simili” avviati al recupero, in modo tale da riconoscere comunque non solo alle aziende una riduzione proporzionale della parte variabile, ma anche di continuare a permettere l’azzeramento della parte variabile senza che sia necessario uscire dal pubblico servizio?

RISPOSTA

Confermo la necessita di contrattualizzare tutte le frazioni di rifiuto urbano ai fini dell'uscita dal pubblico servizio: l’art. 1 comma 649 della legge n. 147 del 2013, il quale non è stato modificato dal comma 10 dell’art. 238 del D. lgs. 152/2006, prevede che “per i produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, nella determinazione della TARI, il comune disciplina con proprio regolamento riduzioni della quota variabile del tributo proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati”.
Quest’ultima norma presenta ancora il riferimento ai rifiuti assimilati, categoria non più esistente, per cui lo stesso va attualizzato sostituendolo con i rifiuti urbani, secondo le nuove disposizioni recate dal D. Lgs. n. 116 del 2020.
Il consiglio comunale dovrà riscrivere il proprio regolamento adeguandolo al nuovo quadro normativo.
Se un’utenza non domestica intende sottrarsi al pagamento dell’intera quota variabile, deve pertanto avviare al recupero i propri rifiuti urbani (tutte le frazioni dei propri rifiuti urbani). Se, invece, l’utenza non domestica intende avvalersi della previsione del comma 649 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, in considerazione di quanto disciplinato dal regolamento comunale, la stessa può usufruire di una riduzione della quota variabile del tributo proporzionale alla quantità di rifiuti urbani che dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati.
La legge prevede quanto segue: le utenze non domestiche TARI “effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico”. Pertanto entro le scadenze annuali stabilite, tutte le utenze non domestiche sono obbligate a presentare la comunicazione di cui all’art. 30, comma 5, del dl n. 41 del 2021. Le utenze non domestiche devono scegliere di avvalersi del servizio pubblico “o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni”.
Si dovrebbe desumere che la comunicazione che le utenze non domestiche devono presentare entro il 31 maggio 2021 di uscita dal servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani (o dal 30 giugno per le annualità a partire dal 2022) le obbliga per un periodo di cinque anni, ovvero che, anche se l’azienda rimane nel servizio pubblico, è vincolata a tale scelta per un quinquennio, e tale durata vale anche nel caso di ricorso al mercato, salva la possibilità di un anticipato rientro con il benestare del gestore.
Appare molto più ragionevole tuttavia ipotizzare che la scelta di uscire dal servizio pubblico possa essere operata di anno in anno dall'azienda interessata. Sulla base delle nuove disposizioni approvate nel Decreto legge sostegni, emerge chiaramente la possibilità di optare annualmente per la scelta del regime di riferimento, in aderenza ai rilievi dell’Agcm (AS1730 del 22 marzo 2021 -Proposte di riforma concorrenziale ai fini della legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2021) circa la durata quinquennale obbligatoria. Si ritiene che il rientro nel perimetro pubblico del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani sia sempre consentito previa espressa comunicazione.



Qual è l'oggetto della comunicazione di uscita dal pubblico servizio da parte dell'azienda- utenza non domestica?

RISPOSTA

Il regolamento comunale prevedrà sia un modello per comunicare la propria volontà di uscire dal pubblico servizio, allegando un contratto almeno annuale con un gestore privato per tutte le frazioni di rifiuti solidi urbani, sia un modello di rendicontazione ex post per dimostrare annualmente le quantità di rifiuti solidi urbani avviate al recupero. L'ufficio ambiente del comune effettuerà appositi controlli in merito alla veridicità di quanto dichiarato e rendicontato dall'azienda uscita dal pubblico servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: